
Il luogo è uno dei più affascinanti che si possano trovare nei dintorni di Firenze, le colline che circondano Settignano. Un paesaggio dolce come mai, al di fuori di qualsiasi itinerario turistico battuto. Quassù le macchine fanno fatica ad arrivare, costrette come sono a sfidare una strada troppo stretta per loro. Una strada racchiusa fra i muri di pietra che ogni tanto si aprono concedendo viste mozzafiato sulle distese di olivi secolari che planano fino all’Arno in basso e fanno intravedere la città e i suoi celebri monumenti. Un percorso che può essere apprezzato solo a piedi, senza fretta, per assaporare a pieni polmoni le mille fragranze di questo angolo di campagna toscana. Qui a due passi dalla città e dalla vita frenetica del fondovalle, domina il silenzio. Le case immerse nel verde e nel sole ostentano orgogliose le stesse pietre con le quali vennero costruite, secoli e secoli or sono, quando da queste parti vedeva la luce il primo Rinascimento, quel movimento che doveva cambiare il mondo e l’uomo. Come Desiderio, il grande scultore nato proprio a Settignano.
Gli edifici, i lussureggianti giardini, qui, possiedono sempre un cuore antico ed hanno una storia spesso incredibile da raccontare. Come quella che vogliamo narrarvi in queste righe. Dobbiamo però fare un salto all’indietro fino al lontano Trecento. In quell’epoca, al posto dell’attuale Villa Gamberaia sorgeva una casa colonica di proprietà delle monache benedettine di San Martino a Mensola. Il nome pare derivasse dal fatto che qui vivevano in abbondanza i piccoli gamberi d’acqua dolce.

Nel 1610 un certo Zanobi di Andrea Lapi, acquistò la proprietà con l’intenzione di farne una sontuosa residenza di campagna e iniziando probabilmente a costruire il giardino che venne ampliato ad arricchito man mano dai nuovi proprietari, i Capponi, che vi abitarono a partire dal 1717. Dal 1854 la villa conobbe diversi passaggi di mano fino al 1894, quando la principessa romena Ghyka, innamoratasi di Gamberaia, volle a tutti i costi acquistarla perd farne la sua residenza preferita. La nobildonna trasformò il giardino davanti l’edificio, facendovi costruire, fra il 1905 e il 1913 un inusuale “parterre” d’acqua. Nel 1925 la proprietà passò alla baronessa Matilda von Ketteler. Purtroppo, nel 1944, le soldataglie tedesche in ritirata, appiccarono il fuoco a Gamberaia e sia la villa, sia il giardino ne ebbero gravi danni. Cui ripararono i nuovi proprietari, i Marchi, che, dopo un attento restauro, hanno aperto il giardino al pubblico.

Villa Gamberaia è un autentico assaggio di paradiso che, come tutti i tesori, rimane quasi celato agli sguardi dall’esterno, ma che ti si para davanti agli all’improvviso non appena attraversato il cancello d’ingresso. Allora è un tripudio di colori e di forme vegetali tale da disorientare. Non abbiamo scelta: ci infiliamo in un corridoio che misteriosamente si addentra fra due file di altissime siepi. Fino a giungere alla villa seicentesca, splendida nel suo stile così pienamente toscano e “rustico”, con le semplici e luminose superfici dell’intonaco che fa risaltare il grigio della pietra serena di cui son fatti i riquadri delle finestre e delle prote, gli architravi, gli angoli.
Dinnanzi alla villa seicentesca, si apre la splendida scenografia del giardino d’acqua voluto dalla principessa Ghyka. Le geometriche aiuole tipiche del giardino “all’italiana” sono qui sostituite da quattro grandi vasche nella cui acqua si riflette il candore delle statue, il verde intenso delle siepi di bosso, il rosso acceso delle rose, le tinte della lavanda e degli iris. Ma dappertutto è un caleidoscopio di colori: le azalee, i gerani, i gigli che spiccano sullo sfondo delle alte siepi che qui in mille forme e fogge, dominano dappertutto, vinte in altezza soltanto dalle sagome slanciate e scure dei cipressi. Al centro del giardino d’acqua, vi è una piccola vasca centrale con una fontana a forma di fungo. Un punto particolarmente suggestivo per un colpo d’occhio sulla villa da un lato e sulla grandissima esedra verde, un immenso muro di siepe con i suoi archi e quella balaustra immediatamente dietro da cui si può godere di un colpo d’occhio indimenticabile sulle sulla vicina Firenze, con le sue meraviglie, sulla valle dell’Arno e sulla distesa di colline che ci si para davanti agli occhi.

Verrebbe davvero voglia di non muoversi più da lì, di non spezzare l’incanto del momento. Ma il giardino di Villa Gamberaia, nonostante le sue non eccessive dimensioni ha molto altro da offrire. Imbocchiamo, allora, senza altri indugi il lungo e fiorito corridoio verde che attraversa il parco in tutta la sua lunghezza. Per giungere ad un giardino segreto, affiancato da due aree occupate da un bosco selvatico. Quest’area è l’unica che è rimasta immutata dal ‘700. Vi si accede tramite il cosiddetto “gabinetto di roccaglia” o “giardino dei rododendri”. Un posto dalla strana atmosfera, fra obelischi in pietra e grandi vasi di fiori e di malva,nicchie che contengono statue e pareti riccamente decorate a mosaico. Nella parete di fondo è ricavata una grotta con i suoi giochi d’acqua che un tempo colpivano i visitatori. Una rampa di scale ci porta al “giardino della limonaia” sul quale si staglia un edificio quattrocentesco che, con ogni probabilità era l’originaria residenza dei primi proprietari del terreno. Ora accoglie, durante il freddo periodo invernale, i grandi vasi di agrumi che, durante la bella stagione, fanno bella mostra di sè sulle aiuole del grande giardino, fra l’incredibile fioritura delle peonie e delle rose.
Riprendiamo ancora una volta il lungo corridoio di collegamento e risaliamo la collina all’ombra dei cipressi, fino ad un altro giardino, il ninfeo, raccolto e circondato anch’esso da un muro riccamente decorato e da alberi secolari. Sullo sfondo, fra i mosaici e le rocce, una bella fontana dalla quale emerge la figura enigmatica di Nettuno. Vien da chiedersi che ci faccia il re del mare fra gli olivi delle colline toscane. Ma forse anche lui non ha resistito al desiderio di vedere l’incanto di questa campagna fiorentina. Da un balcone unico e privilegiato che è già un anticipo di paradiso: quello di villa Gamberaia e del suo giardino, il sogno di una principessa.
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