Villa Demidoff a Pratolino. La favola di un principe malinconico

Forse è solo un sogno, ma pare davvero uscito da una favola, quel gigante di pietra che ci fissa, malinconico e pensoso, dietro un laghetto. Un gigante che a fatica pare reggere il peso dei suoi anni. No, non siamo in uno dei brulli paesaggi esotici da Mille e una Notte o nel mezzo di una foresta abitata da elfi e fate. Ci troviamo, invece, a Pratolino, appena sopra Firenze. Ed il gigante che ci inquieta, altri non è che la smisurata statua dell'Appennino, realizzata dal Giambologna, eclettico artista della corte dei Medici, fra il 1579 ed il 1580. La sua imensa e grivia massa curva è rappresentata mentre con la mano preme, quasi a volerlo soffocare nell'acqua sottostante, la testa di un mostro. Un'opera davvero colossale, ma che è anche il simbolo ed il custode del grande parco romantico di Villa Demidoff. E' lui che per primo scruta ed accoglie i visitatori. Eppure, piazzato lì, in fondo al grande spiazzo d'erba, dietro lo specchio d'acqua del laghetto, pare quasi eccessivamente isolato. Abbiamo la netta impressione che manchi qualcosa, come se la grande creatura che abbiamo davanti agli occhi sia la materializzazione solo parziale di una splendida favola d'altri tempi.

Vila Demidoff - Il colosso dell'Appennino

Ed infatti, non è stato sempre così. Un tempo il colosso dell'Appennino era il complemento di una splendida villa edificata da quel geniale architetto che fu il Buontalenti, negli anni fra il 1569 ed il 1581, Un edificio fatto per sbalordire i visitatori, con i suoi scherzi d'acqua, il complesso di giochi artificiali con automi, gli scenari impreziositi dalla presenza di statue antiche, i marmi pregiati, le pietre dure, le madreperle e mille altre meraviglie. Tanto da venire celebrata con entusiasmo anche da viaggiatori dai gusti alquanto difficili, come Montaigne o Lodovico di Baviera.

Della grande villa, ormai non resta più niente, così come sono sparite le fontane monumentali e le scenografie mozzafiato. Nemmeno il grande labirinto verde alle spalle del colosso di pietra è stato risparmiato dal tempo, così come le ventisei antiche sculture che gli facevano corona sul davanti.

Allora capiamo lo sguardo triste e melanconico con il quale la grande statua ci osserva in silenzio. Lo stesso sguardo che doveva caratterizzare la figura di Francesco I De' Medici, il principe melanconico che ai compiti di governo preferiva la solitudine e gli studi di alchimia. Il popolo lo odiava tanto che, quando mori, molti fecero addirittura festa. Ma a lui tutto questo non interessava. Quando ne aveva la possibilità si rifugiava nello studiolo che si era fatto costruire all'interno di Palazzo Vecchio, un luogo raccolto e pieno di simboli arcani nel quale si dedicava allo studio delle scienze e delle arti. Oppure fuggiva nottetempo per raggiungere la sua amante, la bella e procace Bianca Cappello, per la quale, si sussurra, abbia addirittura ucciso. Fu un amore peccaminoso (entrambi erano sposati), ma intenso, che continuò nonostante l'aperta opposizione della sua famiglia, i Medici, e la disapprovazione del popolo fiorentino. Per lei, per Bianca, volle creare il giardino di Pratolino, un contenitore di meraviglie capace di ospitare l'unica donna che aveva davvero amato. Solo per ragion di stato aveva dovuto sposare Giovanna d'Austria, figlia di Ferdinando I d'Asburgo. Un matrimonio necessario per la sua famiglia. Ma sicuramente non felice. Lei, Giovanna, era una donna fredda ed altera, ma ebbe la forza di sopportare con grande dignità e con silenzio la tresca di suo marito con Bianca e le sofferenze che la vita non gli risparmiò.

Vila Demidoff - Una delle statue del parco

Morta Giovanna, Francesco I non ebbe alcuna remora a sposare immediatamente la sua amante. Era il 1579 ed i due aveva già avuto un figlio (anche se molti sostenevano che in realtà era stato adottato). Ovviamente, la cosa fu apertamente osteggiata dagli altri membri della famiglia dei Medici, tanto che la coppia preferì abitare più spesso nelle ville medicee di Pratolino e di Poggio a Caiano. E in quest'ultima, i due morirono, nell'ottobre 1587, a poche ore l'uno dall'altro. Si sospettò che fossero stati avvelenati dal fratello di lui, il potente cardinale Ferdinando I, oppure che una torta preparata da Bianca per uccidere il cognato fosse stata mangiata per sbaglio da Francesco e che lei, disperata, si fosse poi data la morte con lo stesso sistema. Non sapremo mai, probabilmente, come si sono esattamente svolti i fatti. Di sicuro, i parenti poterono sfogare tutto il loro rancore. Mentre il corpo di Francesco I veniva tumulato con tutti gli onori nelle Cappelle Medicee a Firenze, il cadavere di Bianca venne fatto sparire. Nessuna traccia doveva rimanere della scandalosa consorte. Tutto venne cancellato e distrutto, sistematicamente, i ritratti, gli stemmi, i documenti. Il figlio della coppia, Antonio, venne escluso da qualsiasi eredità.

Anche questa è una favola triste e inaspettata, una favola nella quale il principe e la principessa non vissero affatto "felici e contenti". Anche per questo comprendiamo ancora di più lo sguardo melanconico e triste della grande statua che ci sta davanti e che era un tempo il fulcro di un immenso giardino. Lui che queste vicende le ha vissute tutte. Mentre la maledizione dei Medici contro questo luogo colpevole di aver condiviso la storia d'amore e di peccato di Francesco e Bianca, continuava a sortire i suoi effetti. Come il parco, così la magnifica e celebrata villa conobbe secoli di avvilente abbandono, tanto che, ai primi dell'800 se ne decise la demolizione. Le statue e le fontane erano state intanto trasferite al giardino di Boboli e tutta la tenuta divenne una grande riserva di caccia. Finchè, nel 1819, il granduca Ferdinando III di Lorena ridisegnò tutto il giardino in chiave romantica, aumentandolo di superficie e recuperando quel poco che sopravviveva del grande parco mediceo. Nel 1872, tutto il complesso venne acquistato dal principe russo Paolo Demidoff che restaurò il superstite edificio della Paggeria facendone la sua residenza. Dopo un'altra parentesi poco felice, il giardino è stato recentemente acquistato dalla Provincia di Firenze che lo ha recuperato e aperto al pubblico.

Vila Demidoff - Il Colosso dell'Appennino

Abbandoniamo allora il nostro compagno in pietra ed addentriamoci nel grande labirinto verde, con i suoi grandi prati e le ampie zone boscose. Le tormentate e secolari vicende del parco, ne rendono ormai illeggibile la struttura unitaria che aveva in origine. Ma il grande fascino, struggentemente romantico, di villa Demidoff consiste anche in questo. Bisogna lasciarsi andare, perdersi semplicemente in questo paradiso dove ci si dimentica subito la presenza della città e dei suoi rumori. E scoprire come, fra gli alberi secolari, le querce, i cedri, gli ippocastani, gli abeti molte sono le opere sopravvissute. E sganciate ormai dal loro contesto, ci balzano quasi incontro, assolutamente inattese. Così, fra i vialetti alberati e la macchia, è una scoperta continua, di statue di stampo classico, di splendide fonti anche se inaridite, come quella di Giove o del Mugnone di grotte come quella dedicata a Cupido, costruita dal Buontalenti nel 1577. E poi la grande Voliera, la Fagianeria, la Peschiera della Maschera. Oppure il neoclassico Casino di Montili del 1820. Oppure ancora la Cappella a pianta esagonale in cui è sepolta l'ultima principessa Demidoff, circondata da un colonnato e ricoperta da una cupole che rammenta quella brunelleschiana del Duomo di Firenze.

Una scoperta incessante che si snoda fra apparizioni continue, anche se dai viali alberati non zampillano più i getti d'acqua che creavano l'arcobaleno, anche se le statue possenti degli eroi greci sono ormai scomparse. Ma ce ne importa davvero? Al contrario, comprendiamo chiaramente che, nonostante le mutilazioni del tempo e l'odio degli uomini, molto è rimasto a testimoniare la voglia di vivere di un principe triste che fuggiva la vita mondana della grande città e preferiva rifugiarsi quassù alla ricerca di un po' d'amore e di felicità. Ma capiamo soprattutto che c'è qualcosa che nulla e nessuno sono riusciti a trafugare e che sopravvive, immutato nel tempo: il fascino, la grande magia di questo giardino delle meraviglie.


Ci troviamo nel comune di:
Vaglia (FI)
Il parco di Villa Demidoff si trova in Via Fiorentina, 276 a Pratolino (comune di Vaglia)
Si raggiunge da Firenze, prendendo la via Bolognese in direzione Pratolino-Vaglia, oppure con l'autobus 25A dalla Stazione di Santa Maria Novella