Una villa immersa negli splendidi colori della campagna senese, nei pressi di
Sovicille. Un pezzo di barocco romano fatto qui edificare da un potente e ricco
cardinale, Flavio Chigi, rampollo di una delle più importanti famiglie senesi e
nipote di un papa, Alessandro VII, che abbellì Roma con il colonnato di San Pietro
e molti altri splendidi edifici.
Questi incaricò un architetto di grido, Carlo Fontana (1634-1714), allievo e
collaboratore del Bernini, la realizzazione di una villa fastosa. Una delle più
splendide fra quelle che ancora oggi si possono ammirare in questo angolo di
Toscana.

Il cardinale Flavio non aveva sicuramente problemi economici. I membri della sua famiglia, i Chigi, ricchi banchieri senesi, si erano ormai trasferiti a Roma dove risiedeva in edifici sontuoso cui lavorarono personaggi come Raffaello, Peruzzi, Bernini. Anche per questo, la villa di Cetinale, realizzata fra il 1676 ed il 1716, si stacca nettamente dalle altre ville toscane per il suo stile che deriva decisamente da quel barocco che allora dominava nella città dei papi. Decisamente barocche, infatti, sono la pianta ad “U” dell’edificio e la monumentale scalinata a doppia rampa di scalini che si apre nella facciata posteriore dell’edificio, accanto alla quale si trova la cappella in mattoni a vista. Dello stesso Fontana fu, molto probabilmente, il progetto del grande giardino che per molto tempo costituì una tappa obbligata per ogni viaggiatore colto d’Europa fra ‘600 e ‘700.
Purtroppo, dei giochi d’acqua, delle fontane e delle finte rovine allora tanto celebrate non sopravvive granché. Ma l’impostazione geniale e scenografica del parco è rimasta sostanzialmente la stessa, con il grande asse che inizia dal basso, dove campeggia una colossale statua di Ercole. Per poi attraversare la villa e risalire con un viale fiancheggiato da file di monumentali cipressi, fino al sommo della collina ricoperta di alberi.
Era un luogo di delizie, quello che volle il Chigi. Ma perchè la parte boscosa dietro la collina venne da lui chiamata “Tebaide”? E perchè è chiamata “Scala Santa” quella che con duecento scalini conduce ancora oggi in vetta al colle dove si trova l’imponente Romitorio, un edificio dove, fino alla fine dell’Ottocento, risiedevano dodici frati? Una costruzione la cui facciata reca una grande croce e nicchie che contengono ognuna la figura di un santo.
La parola “Tebaide” rimanda a realtà lontanissime nel tempo e nello spazio. Questo era il nome che si attribuiva un tempo al deserto dell’Egitto dove, nel III secolo d.C., molti eremiti si rifugiarono per fuggire il mondo e condurre vita ascetica. Un’esperienza legata al nome di monaci come Pacomio e Antonio e che costituì il primo, fondamentale tassello di tutta la successiva storia monastica, sia in Oriente che in Occidente.

Il termine “Tebaide”, nel giardino di Villa Cetinale, venne ad indicare la parte di bosco attraversata da viali, sentieri, piazzole con statue di santi e di eremiti, di particolari architettonici che dovevano ispirare sentimenti pii, come la cappella dedicata ai dolori della Vergine Maria. Un percorso, con le sue grotte ormai semisepolte, gli angoli di grande suggestione che dovevano accompagnare il visitatore in una specie di percorso mistico che continuava con la Scala Santa fino al Romitorio. Un tragitto che il cardinale Flavio Chigi, pur così attaccato alla sua vita mondana, percorreva ogni giorno, quasi volesse espiare qualche colpa. Forse, si narra, l’uccisione di un rivale in amore.
Ed allora, immaginiamoci il ricco e potente porporato lasciare la villa, superare il "giardino degli agrumi" e le siepi di bosso, costeggiare le file di cipressi e aggirarsi nel bosco in solitudine. E dialogare con le immagini nascoste degli antichi monaci, confidare loro il suo rimorso e i suoi intimi pensieri. E poi percorrere lentamente, uno alla volta, i duecento scalini e raggiungere finalmente la vetta della collina. Per poi lasciare lo sguardo perdersi nel paesaggio meraviglioso che lo circonda. Con la certezza che, in fin dei conti, il Paradiso non poteva essere molto dissimile da questo meraviglioso angolo di Toscana accarezzato dal sole.
Ci troviamo nel comune di:
|
|