Villa Medicea di Castello: la geometria della bellezza

Il Vasari, che di arte se ne intendeva, lo definì "uno dei più bei giardini d’Europa". Ed ancora oggi viene considerato come uno degli esempi più riusciti e meglio conservati di "giardino all’italiana". Senz’altro, Cosimo I de’ Medici, il "padre della patria" fiorentina, lo aveva concepito come un luogo di delizie, ma soprattutto come un insieme di simboli che celebrassero la gloria e il destino della potente dinastia medicea.

Villa medicea di Castello - Panoramica del giardino

Inserito in questo contesto, tutto trova una sua collocazione, anche le presenze più inquietanti come la preziosa "Grotta degli Animali". Anche se qui, la prima impressione è quella di trovarsi in un tempio sotterraneo, esotico, bizzarro, in grotte artificiali completamente rivestite di decorazioni, spugne, sassolini, conchiglie, finte stalattiti che compongono figure bizzarre e mascheroni, mentre il pavimento è un unico mosaico composto da tasselli di marmi pregiati. Dove siamo? In un luogo consacrato a divinità lontane? Una domanda che sorge spontanea, perché la sensazione è, in effetti, quella di trovarsi in un luogo di culto. Ma come mai, sulle pareti di fondo, gli altari sono sostituiti da vasche dalla foggia piuttosto di antichi sarcofaghi? Per giunta sormontate da un groviglio apparentemente inestricabile di animali di ogni forma, stazza e provenienza: ippopotami, giraffe, cinghiali, agnelli, orsi, lupi, cani, tartarughe, crostacei, pesci, delfini, meduse, addirittura pericolosi squali. Ma, al di sopra del disordine, svetta la figura un unicorno a purificare con il suo corno (questo è quanto si credeva un tempo) l’acqua destinata a tutto il creato.

Con quest’ultima apparizione, tutto diventa evidente e comprendiamo finalmente come tutta questa scenografia abbia semplicemente come fine ultimo quello di celebrare il buon governo dei Medici, i fautori dell’ordine e dell’abbondanza per il popolo fiorentino e toscano. Osservando più da vicino le figure animalesche, scopriamo che ognuna di loro è in realtà un autentico, seppur di dimensioni ridotte, capolavoro in marmo, in pietra, in bronzo. Ci viene in mente, allora, che qui hanno lavorato i più celebrati artisti dell’epoca, il Giambologna, il già ricordato Vasari, li Bachiacca, il Tribolo, l’Ammannati. Geni della creatività che non disdegnavano mettere la loro opera per i desideri del loro ricco e potente signore. Così come il grande Sandro Botticelli, i cui quadri più celebri, ora agli Uffizi, erano in origine ospitati proprio nelle sale dell’attigua villa. Già, immaginamiamoci quale incredibile colpo d’occhio, per chi entrava nell’edificio della villa, trovarsi di fronte le grandi superfici dipinte della Nascita di Venere e della Primavera, anche essi dal sottile contenuto simbolico, dettato addirittura da un intellettuale della levatura del Poliziano.

Villa medicea di Castello - Particolare della Grotta degli Animali

Ogni oggetto, ogni presenza, qui, ha una sua evidenza, un suo significato che va scoperto ed inserito in un percorso che non può essere casuale, ma è un itinerario fra allegorie e richiami al mito, un disegno concepito dallo stesso Cosimo con la collaborazione dello scrittore e umanista Benedetto Varchi. Il grande edificio della villa, in origine era una fortificazione medievale, da cui il nome di "Castello". Nel ’400 venne acquistata dai Medici che la trasformarono in un sontuoso palazzo. Cosimo vi trascorse la sua infanzia che dovette essere davvero piacevole se, anche dopo essere diventato l’unico detentore del potere a Firenze, continuò a dimostrare una particolare predilezione per questo luogo tanto da volerci abitare. Al 1538 risale il progetto del grande giardino cui lavorarono due famosi architetti che avevano già collaborato nella realizzazione di quel grande scrigno di meraviglie che è il giardino di Boboli, dietro Palazzo Pitti, Bartolomeo Ammannati e Niccolò Pericoli, più noto come il Tribolo. E quel che ne risultò fu un autentico capolovoro, un punto di riferimento per tutta la futura arte del giardinaggio.

Qui, in questo giardino di delizie, Cosimo visse assieme alla sua consorte Camilla Martelli, fino alla sua morte, avvenuta nel 1574. Dopo di che, come è purtroppo avvenuto per tante altre ville medicee, iniziò un lungo periodo di decadenza, se non di avvilente abbandono. Nel ’700 la proprietà passò ai Lorena. Nel 1920, infine, la villa è diventata proprietà dello stato italiano che ne ha fatto la sede dell’Accademia della Crusca, l’antica e prestigiosa istituzione avente lo scopo di tutelare la purezza della lingua italiana. Gli ultimi secoli, lo abbiamo detto, sono stati secoli di decadenza. I grandi e prestigiosi dipinti della villa vennero trasferiti, diventando l’orgoglio dei più importanti musei della vicina Firenze. Anche il magnifico giardino subì delle ferite e dei cambiamenti. Molte delle meravigliose statue e delle fontane vennero ricollocate nel giardino di Boboli. I Lorena, poi, ridisegnarono alcune parti del parco. Gli uccelli stessi che abitavano la Grotta degli Animali vennero trasferiti al Museo del Bargello. Eppure, nonostante tutto, molto è rimasto. Basta entrare, oltrepassare il grande prato che ci si para subito innanzi, aggirare la villa per salire al livello superiore.

Ancora oggi, quello che si presenta dinnanzi agli occhi del visitatore è uno spettacolo magnifico che contrasta nettamente con lo sfondo della piana, più in basso, fatto di tristi casermoni abitativi e di insediamenti industriali. Quassù, invece, siamo in un’altra dimensione, che respiriamo a pieni polmoni mentre ci aggiriamo fra le geometrie delle grandi aiuole colorate all’italiana, fra le statue, gli antichi vasi in terracotta, le candide fontane rinascimentali, le siepi sagomate ad arte. Cercando di ricostruire quale fosse il disegno originario, il percorso iniziatico da effettuare fra i mille simboli. Forse è andato definitivamente perso, forse no, non lo sapremo mai. Ma i profumo, le fragranze che respiriamo, i colori che ci riempiono gli occhi e un po’ ci disorientano, sono gli stessi di allora. Niente si nasconde al nostro sguardo, tutto è evidente visibile, nella sua chiara struttura geometrica. Tutto è rivelato.

Villa medicea di Castello - La statua dell'Appennino

Ed ecco allora che, rapiti da tanta bellezza, saliamo sempre più in alto, mentre la presenza delle azalee e delle rose lascia il posto alla fragranza dei limoni e degli agrumi. Verso gli angoli più segreti di questo paradiso terrestre. Verso l’Ortaccio, dominato dall’edificio settecentesco denominato la ""tufa dei mugherini", che custodisce, come un antico giardino monastico, le su piante aromatiche e officinali. Oppure il piccolo giardino dell’Imprecciato, per la copertura in brecciolino, la pietra frantumata, un tempo collegato alla cucina.

Ma soprattutto verso la grande statua in bronzo dell’Appennino, realizzata tra il 1563 ed il 1565 dall’Ammannati. Una figura che ci fissa con gli occhi stanchi di un vecchio, stringendosi fortemente fra le braccia, quasi rabbrividendo. Forse è un’allegoria dell’inverno. In ogni caso, è un mistero, un luogo d’ombra e di inquietitudine che contrasta nettamente con l’evidenza solare del giardino più in basso. Così come fa il senso della morte che improvvisamente fa breccia nella calma apparentemente immutabile della vita di ogni giorno.


Ci troviamo nel comune di:
Firenze
La Villa medicea di Castello, si trova in Località Castello, Via Castello, 47. Per informazioni sulla visita: 055 452691