Il Giardino dei Tarocchi a Capalbio. Il gioco e la vita.

No, non è un pezzo di Barcellona trasportato non si sa come in Maremma, anche se pare proprio di essere immersi nelle affascinanti atmosfere del parco Guell partorito dal genio immenso di Gaudì. A dire il vero, un tocco d’artista c’è, e di un’artista importante, la francese Niki de Saint Phalle, le cui opere già campeggiavano in città come Berlino, Parigi, Gerusalemme.

Come tanti artisti, Niki aveva un sogno: realizzare un luogo dal sapore esoterico, fuori dal tempo e dallo spazio, ispirato ai Tarocchi, le carte da sempre utilizzate per predire il futuro ed il destino. Un luogo magico quindi, un giardino incantato dove interrogarsi, attraverso l’arte, sul mistero dell’esistenza, sul gioco spesso crudele della vita, nel quale tutti, lo si voglia o meno, dobbiamo farela nostra partita. E dove realizzare un tale progetto se non in Toscana, in un lembo di terra dove il sapore salmastro di un mare antichissimo e mitico lambisce una costa impregnata del sapore degli Etruschi? Proprio qui quel sogno diverrà realta, grazie ad un’amica che convince i propri fratelli a mettere a dispozione un proprio terreno.

Niki de Saint Phalle lavora con grande entusiasmo assieme ad altri artisti alla realizzazione delle ventidue gigantesche sculture, alte dai quindici ai ventidue metri e ispirate agli Arcani Maggiori. Sculture costruite in cemento armato e ricoperte con gli stessi materiali utilizzati da Gaudì a Barcellona. Tale è il suo entusiasmo da ricavare la sua abitazione all’interno di una delle statue, quella dell’"Imperatrice", per non essere costretta ad abbandonare il giardino nemmeno per un istante. Un progetto molto impegnativo cui Niki lavorerà dal 1979 al 1996. Il Giardino dei Tarocchi è circondato da un alto muro di tufo nel quale si inserisce una particolarissima biglietteria realizzata dall’architetto Mario Botta. Una barriera che delimita due spazi inconciliabili fra loro. Il giardino, infatto, costituisce un’entità a parte. Attraversare il varco d’ingresso equivale a lasciarsi alle spalle il proprio mondo le proprie rassicuranti certezze.

L’artista è morta di recente, subito dopo aver realizzato il suo progetto, il sogno di una vita. Le grandi sculture sono sopravvissute a testimoniare di quell’insieme di mistero e follia che è l’esistenza degli uomini. Di quel gioco nel quale nessuno può dirsi, alla fine, il vincitore. Nel giardino non vi sono guide nè percorsi predefiniti. Così ha voluto Niki de Saint Phalle. Tutto è affidato al caso, così come la scelta delle carte nel mazzo dei Tarocchi. La macchia domina dappertutto e ci nasconde il cammino. Avanziamo quasi alla cieca, senza sapere chi ci troveremo davanti. Forse la Papessa, la Torre di Babele o l’Eremita? Oppure la complicata costruzione dell’Imperatore con i suoi mosaici lucenti nel sole? O magari la figura della Giustizia simboleggiata da un corpo femminile che ingloba al suo interno la macchina dell’ingiustizia, chiusa da un cancello invalicabile?

Ma ecco che ci appare la figura dell’Imperatrice che ci ricorda piuttosto una sfinge. Al suo interno, come abbiamo già detto, risiedeva l’artista durante i lavori; vi è una camera da letto, un bagno, un salone che visitiamo un po’ stralunati. Più in là incontriamo il Papa, il Mago, il Carro, la Stella, la Cappella della Temperanza. Tutto sembra fatto apposta per disorientare, in una successione che è sempre imprevedibile e sconcertante. Come le presenze più inquietanti: l’Albero della Vita con l’Impiccato, il Folle, addirittura la Morte sulla sua cavalcatura. Molte strutture gravitano attorno alla grande fontana della Ruota della Fortuna di Jean Tinguely.

Che fine ha fatto il dolce e riposante paesaggio toscano che abbiamo lasciato alle nostre spalle? Quello in cui ci troviamo è un mondo allucinato, reso ancora più irreale dalle superfici coloratissime e risplendenti delle installazioni. Forse siamo entrati, non lo ricordiamo più, quasi fossimo dei turisti che pregustano il divertimento o la distruzione. Ma ora vaghiamo come perduti su una terra aliena, senza più certezza alcuna, senza punti di riferimento. Con gli occhi pieni di luce e colori, in questo mondo folle e senza forme ben definite, dove le figure si scompongono, si compenetrano, racchiudono altre figure. Un mondo folle e senza regole ben definite. Come i Tarocchi, come la nostra assurda esistenza.


Ci troviamo nel comune di:
Capalbio (GR)
Il Giardino dei Tarocchi sorge sul versante meridionale della collina di Garavicchio, nella Maremma toscana; vi si arriva dalla SS. 1 Aurelia da Grosseto a Roma prendendo verso Chiarone, pochi chilometri a sud di Marina di Capalbio