San Vivaldo: Gerusalemme? in Toscana, ovviamente!

In principio era Vivaldo Stricchi, originario di San Gimignano nel lontano 1260 da famiglia agiata e che condusse una vita sregolata a peccaminosa. Almeno fino al suo incontro con Prete Bartolo. Per Vivaldo è un’autentica illuminazione. Decide di abbandonare tutto per restare a vivere con il suo maestro di vita cristiana. E quando, nel 1300, Bartolo passa a miglior vita, si trasferisce in una fitta foresta presso Montaione, dove conduce una vita isolata e durissima, fatta di digiuni e penitenze, costruendosi una cella all’interno di un castagno secolare. E proprio all’interno dell’albero, mentre era immerso nella preghiera, morì il 1 maggio del 1320, all’età di sessant’anni.

San Vivaldo - alcune delle cappelle

Il suo corpo venne ritrovato il giorno seguente dagli abitanti di Montaione, lì attirati in maniera prodigiosa, e subito seppellito sotto la chiesa del paese, di cui divenne il patrono. Pochi anni dopo, nel 1325, nel luogo dove San Vivaldo era morto, venne edificata una piccola cappella che, pochi decenni più tardi venne ampliata fino a diventare la chiesa che è possibile ammirare ancora oggi. E che sarebbe diventato soltanto uno dei tanti luoghi di culto legati alla vita di santi uomini che, in gran numero si possono trovare in Toscana. Officiato, in questo caso, dai frati francescani che intanto vi si erano insediati.

Fu invece proprio per ispirazione di uno dei religiosi lì residenti, frate Tommaso da Firenze che, a partire dall’anno 1500, si procedette alla costruzione del convento e soprattutto delle cappelle che dovevano illustrare in maniera drammatica le vicende della Passione di Cristo e riprodurre, seppur in scala ridotta, quella che doveva essere la pianta di Gerusalemme alla fine del ‘400. Un progetto cui gli abitanti del luogo aderirono con tale entusiasmo che il complesso risultava completato già nel 1515 e il papa poteva concedere nel 1516 un’indulgenza di sette anni per le cappelle maggiori e di un anno per quelle minori.  L’ideatore del Sacro Monte fu, come abbiamo già detto, Tommaso da Firenze, un francescano che in Oriente e a Gerusalemme c’era stato davvero e che poteva quindi, grazie alla sua esperienza diretta, fornire precise indicazioni. Egli scelse i luoghi con molta attenzione, orientando il complesso come l’autentica Gerusalemme e scegliendo con cura i rilievi più adatti per rappresentare il Monte degli Ulivi e quello del Calvario. Oppure la spianata del Tempio.

San Vivaldo - il gruppo di Cristo condotto davanti a Pilato

Erano gli anni in cui la città, assieme a tutta la Palestina, cadeva sotto il dominio dei Turchi, molto meno ben disposti nei confronti dei cristiani degli Arabi. Il Sacro Monte di San Vivaldo, così come quelli dell’Italia Settentrionale, permetteva inoltre di effettuare un pellegrinaggio nei luoghi della Passione di Nostro Signore, senza la necessità di recarsi in Oriente e sostenere i costi proibitivi di un tale viaggio. Un percorso mistico e simbolico, quello di San Vivaldo, che si snoda nello splendore della foresta attraverso il succedersi delle cappelle che illustra in maniera drammatica, con centinaia di figure, le “Via Dolorosa” percorsa da Cristo. Il pellegrino poteva così toccare letteralmente con mano le vicende delle quali aveva potuto soltanto udire dal pulpito.

Gli episodi che di volta in volta si succedevano, venivano rappresentati con gruppi di sculture, ceramiche e terrecotte e pitture, talvolta di fattura ingenua e popolareggiante, ma spesso di squisita qualità e realizzati da grandi personalità artistiche come Giovanni della Robbia e Benedetto Buglioni. Inizialmente, il complesso comprendeva venticinque cappelle ma, con il tempo e a causa di un movimento franoso, alcuno sono andate perdute, mentre altre sono state aggiunte, come la Cappella dell’Annunciazione, la Samaritana e la Fuga in Egitto.

San Vivaldo - il gruppo dell'Ultima Cena

Nonostante questo, una visita al Sacro Monte di San Vivaldo, a quello che è stato giustamente definito come la “Disneyland mistica”,  è un itinerario che ancora colpisce nel profondo. Sarà per la teatralità dei gruppi statuari, sarà per il fascino unico della foresta, fatto sta che il percorso è un’immersione totale in un dramma sacro che ci vede come protagonisti. Partendo dalla Casa di Pilato dove assistiamo impotenti alla flagellazione e all’oltraggio di Gesù, procediamo verso il Calvario accompagnando il Salvatore sotto il peso opprimente della Croce. Con un crescendo inarrestabile che ci porta alla Crocifissione e al Santo Sepolcro. Mentre altre cappelle, aggiunte in seguito, ci conducono a vivere l’Ultima Cena, la Fuga in Egitto, l’Annunciazione, e così via.

Un luogo di meditazione, sì, ma dal fascino davvero unico. E che fa tutt’uno con l’antico convento eretto dai francescani e che di francescano mantiene la semplicità delle linee, pur nelle successive manomissioni. Così come essenziale e raccolta, dietro l’arioso loggiato, è la chiesa dedicata a San Vivaldo che si unisce idealmente alle cappelle con le sue luminose ceramiche invetriate robbiane. E custodisce molte altre preziose opere d’arte, fra le quali va segnalata la bella tavola rinascimentale di Raffaellino del Garbo, rappresentante la “Madonna in Gloria fra santi”. All’interno della chiesa, in una discreta cappella, riposa il corpo di Vivaldo. Esattamente nel luogo dove si ergeva quel secolare castagno che gli faceva da luogo di preghiera e abitazione. Lì dove tutto, un tempo lontano, tutto ebbe inizio.


Ci troviamo nel comune di:
Montaione (FI)