La torre di David, il profeta dell’Amiata

Il monte Labbro, nel sud della Toscana. Un luogo perennemente battuto dal vento. Un rilievo spoglio sul quale soltanto gli arbusti di ginepro e di spino riescono ad attecchire fra i cumuli di pietre. Attorno, il nulla soltanto, mentre lo sguardo spazia verso l’infinito, verso la massa scura ed imponente dell’Amiata o le ondulazioni della Maremma con i suoi segreti, le necropoli etrusche e le città scomparse.

La torre di David sul monte Labbro

Il vento, sul monte Labbro, non smette mai di sferzarti il volto, ti si insinua fra le vesti, ti scompagina i capelli, quasi sentisse il bisogno prepotente di raccontarti storie ormai inghiottite dalle pieghe del tempo. Un luogo davvero unico, lontanissimo da qualsiasi centro abitato e raggiungibile soltanto tramite una scomoda strada sterrata. Un posto addirittura inquietante, per certi versi. Una sensazione che aumenta man mano si sale verso la vetta. Mentre i cumuli di pietra, prima posti dalla natura in maniera disordinati, si raggruppano a formare ruderi di antichi edifici. Poco più in là una piccola croce in ferro dai simboli indecifrabili. Poi, una grotta che penetra nel ventre della montagna fino a formare un angusto ambiente dove l’unica presenza è un altare sul quale ardono candele accese non si sa da chi.

E sopra, al culmine del tutto, una torre di pietra che non si saprebbe davvero come definire e catalogare. Il pensiero non può far altro che richiamare i nuraghi della Sardegna, le ziggurat mesopotamiche, le costruzioni troglodite di terre lontane e senza nome. Ma cosa ci fa lì, in questo lembo remoto di Toscana? Neanche che un dio dispettoso abbia voluto porla lì per far vacillare ogni nostra certezza.

Eppure tutto questo è un’apparizione reale. La si tocca, ci si sale con facilità, grazie ad una scala che gira attorno all’edificio. Sopra, soltanto una scarna, essenziale croce. Da qui lo sguardo si perde verso un orizzonte indefinito e lontanissimo. Ma ciò che soprattutto colpisce è il silenzio. Un silenzio che raramente capita di percepire altrove. L’unico rumore è quello del vento, insistente e continuo, che quassù, lo comprendi chiaramente, è il respiro di Dio.

Probabilmente, sono le stesse impressioni che dovette avere David Lazzaretti che decise di recarsi proprio su questa vetta, per fondare una nuova Sion capace di riconciliare finalmente l’umanità dispersa con il suo Creatore. Fu un profeta, un pazzo visionario, un rivoluzionario, un difensore delle masse povere e sfruttate contro la prepotenza dei ricchi possidenti e dei potenti? Fu tutto questo o forse no. Ma fu soprattutto il portatore di un sogno di giustizia e della speranza in un mondo migliore e più giusto. Un sogno che si infranse tragicamente contro i fucili dei carabinieri in quel tragico 18 agosto 1878.

David Lazzaretti - ritratto

Eppure, ancor oggi tutto qui parla ancora di lui. E la strana torre in pietra a secco, visibile da molto lontano, è nota a tutti, da tempo, come la “torre di David”.

David Lazzaretti nasce ad Arcidosso nel 1834. Figlio di barrocciai, ovvero di conduttori di carri a traino, sarà costretto a sua volta a svolgere lo stesso mestiere. Arcidosso, come tutti gli altri borghi situati sulle pendici boscose dell’Amiata, era abitata soprattutto da poveri contadini e da montanari che vivevano di un’agricoltura molto precaria e di quel poco poteva loro fornire il bosco di castagno. Una fatica che permetteva loro di sopravvivere solo per alcuni mesi all’anno e li costringeva a svolgere lavori stagionali fuori casa per mantenere le proprie famiglie.

Saranno forse stati i lunghi tragitti solitari, cui lo costringevano il suo mestiere oppure una certa indole melanconica. Fatto sta che l’umile David, che ha imparato a leggere e a scrivere dal parroco del paese, sviluppa una forte tendenza alla meditazione. In uno dei suoi viaggi ha una visione nella quale un frate gli predice che la sua vita sarebbe stata un mistero. È l’inizio di un percorso segnato da altre visioni, richieste di colloqui con il pontefice, cadute morali. Fino a quando, nel 1868, si ritira per tre mesi in solitudine in una grotta nel territorio di Montorio Romano.

Da quell’esperienza, il Lazzaretti, ritorna alla sua Arcidosso completamente trasformato, con ormai gli atteggiamenti e il carisma di un profeta biblico. Disgustato dallo sfruttamento che veniva fatto della sua figura, decide allora di trasferirsi sulle solitarie pendici del monte Labbro. Qui costruisce una torre che, nei suoi progetti, doveva essere il primo edificio della sua Sion, l’ombelico di un mondo nuovo. Poco sotto la torre vengono costruiti un eremo e una cappella.

Un luogo che comincia ad attirare i poveri contadini e montanari dei dintorni  che vedono nel messaggio di David uno strumento di redenzione non solo spirituale. Sono gli anni che vedono realizzarsi l’unificazione dell’Italia, voluta fortemente dai borghesi e dai massoni e che per gran parte degli italiani, vorrà dire soltanto ulteriore miseria.

I ricchi possidenti e parte del clero, che pur tuttavia avevano guardato con simpatia all'inizio il Lazzaretti, gli voltano presto le spalle quando si accorgono che quello da lui iniziato sta assumendo le caratteristiche di un vero e proprio movimento sociale che predica, seppur nell'ottica cristiana, la comunione dei beni e la fratellanza. Per questo viene più volte arrestato e condannato dal Sant'Uffizio.

Nel fatidico 18 agosto 1878 David, scende dal monte Labbro alla testa di un'imponente processione di uomini, donne e bambini che avrebbe dovuto sancire il suo ruolo di manifestazione di Cristo. Assieme ad una folla festante, trova ad accoglierlo i carabinieri inviati dal vigile stato italiano che fanno fuoco sui suoi compagni inermi, ferendo gravemente il Lazzaretti che morirà dopo una lenta agonia la sera stessa e uccidendo altre tre persone. I suoi seguaci furono imprigionati e processati. Eppure, nonostante la persecuzione, il movimento, con i suoi riti ed i suoi simboli, non ha mai cessato di esistere. Ancor oggi, ogni 18 agosto, i membri del movimento, noto come "giurisdavidico", risalgono le pendici del monte fino alla torre di David per una veglia di preghiera.

Ad Arcidosso esiste un Centro Studi Lazzarettiani con un cospicuo archivio ed una notevole raccolta di cimeli di David e del movimento giurisdavidico. Anche la figura visionaria di David Lazzaretti è attualmente oggetto di un'attenta rivalutazione.

Ma qui, sulle brulle solitudini del monte Labbro, il tempo pare essersi fermato. Ho sentito dire, da abitanti del posto,  che vi promanerebbe una specie di energia, chiaramente percepibile. Personalmente, tutte le volte che vi sono venuto non ho mai sentito niente del genere e, in tutta sincerità, non credo affatto a queste cose. Eppure, ogni volta mi incammino verso la torre di David, sento un’emozione che si rinnova. Sarà forse la solitudine del luogo, o la bellezza e la vastità incredibile del paesaggio che si perde verso un orizzonte lontanissimo ed evanescente. Sarà forse la solidarietà intima che sento nei confronti del Lazzaretti, un personaggio, come me, proiettato verso grandi mete e sconfitto dalle vicende misere degli uomini. O, forse, perchè mai ho sentito così vicino il respiro del divino, avvertendolo chiaramente nel bisbiglio del vento serale e nell’ultima carezza del sole ormai agonizzante.


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Arcidosso (GR) - scheda
Il monte Labbro (1193 metri) è un rilievo piuttosto isolato raggiungibile, per buona parte tramite strada sterrata, dalle vicine Roccalbegna, Santa Fiora e Arcidosso, tutte in provincia di Grosseto. Lasciata l'auto, l'ultimo tratto di salita può essere percorso solo a piedi.