Pieve a Socana, in Casentino, le pietre dell'eternità

visione della pieve di Socana dalla parte absidale

Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con la storia sa che molte chiese medievali sono sorte inglobando o trasformando antichi luoghi di culto pagani o parti di essi. Una scelta dettata da motivi di opportunità, diciamo, pastorale, per non creare particolari traumi nella mentalità del popolo dei fedeli ai quali, in fin dei conti, non doveva apparire molto diverso chiedere una grazia ad un dio pagano o a un santo rivestito degli stessi poteri “magici”. Fu probabilmente un errore che permise il perdurare fino ai nostri giorni di superstizioni che ben poco hanno a che vedere con il messaggio più autentico di Cristo. Ma che venne addirittura sostenuto da un papa del calibro di un Gregorio Magno (540-604) che, rispondendo al monaco Agostino che a quel tempo stava evangelizzando l’Inghilterra e che gli chiedeva se doveva distruggere i luoghi di culto dedicati agli idoli, affermò che non ce n’era bisogno. Anzi, sostenne che, riconsacrando quegli stessi luoghi ad un santo cristiano, il popolo ignorante e superstizioso sarebbe stato portato con naturalezza a rendere omaggio al campione del Dio cristiano.

Capita così, in Toscana, come altrove in Europa, che molte chiese attuali sorgano sulle rovine di edifici molto più antichi, spesso non più identificabili. Si tratta spesso di ipotesi, di sospetti, magari solo di antiche leggende. Anche per questo, è davvero eccezionale quanto è emerso nella minuscola Pieve a Socana, l’antica "Sacni" etrusca della quale si stanno cercando da tempo i misteriosi resti. Un minuscolo pugno di case perse nel verde infinito del Casentino, a due passi da un Arno che scorre ancora ignaro delle grandi e famose città che dovrà attraversare nella sua corsa verso un mare che qui appare più lontano che mai.

Eppure questo luogo, che solo a fatica si ritrova nelle carte geografiche, al tempo degli  etruschi fu un importante luogo di culto, situato su una via di comunicazione che risaliva il corso dell’Arno e si inerpicava sulle pendici del monte Falterona, costeggiando il misterioso Lago degli Idoli. Il nome “Sacni”, con buona probabilità, vuol dire “Luogo sacro”. Ed in effetti, ben duemilaseicento anni fa, il tempio che sorgeva sul luogo dell’attuale pieve romanica era il santuario di città allora potentissime come Arezzo, Cortona e Chiusi.

l'antica ara sacrificale etrusco-romana di Socana

Soltanto pochi decenni fa, scavando dietro l’abside dell’attuale edificio, se ne sono ritrovate le tracce. L’antico tempio era lungo quaranta metri e largo diciotto. Se ne vede ancora la scalinata di dodici scalini visibile attraverso un cancello. Ma davvero unica, per il suo stato di conservazione e per la sua bellezza è l’ara sacrificale lunga 5 metri e larga 4, inserita all’interno di un perimetro murario che delimitava l’area sacrificale. Su di essa, alla divinità venivano immolati capretti, agnelli e cinghiali, almeno da quanto risulta dai resti che sono stati ritrovati nel sito.

Molto tempo è ormai trascorso all’imponente tempio costruito in legno e con le decorazioni in terracotta che sono state rinvenute negli scavi archeologici. Eppure il fascino, la magia di questo luogo immerso nel verde, è rimasto immutato. Basta posizionarci davanti all’ara, come un antico sacerdote etrusco pronto al sacrificio, e guardare dinnanzi a noi la candida superficie in pietra della pieve che riverbera della luce del sole. Per poi volgere il nostro sguardo a destra, verso l’inquietante campanile puntato come un dito ad indicare l’infinito. Perchè è cilindrico in basso e a pianta esagonale più in alto?  La spiegazione è abbastanza semplice. Pare che la parte cilindrica non sia altro che una torre d’avvistamento o di segnalazione edificata dai romani (i cui sacerdoti continuarono ad sacrificare nell’antico tempio), riadattata in seguito a torre campanaria.

Venne poi il tempo in cui anche in queste valli risuonarono le voci dei missionari annuncianti la parola di Cristo. Sulle fondamenta del luogo di culto dedicato ad una divinità ormai sconfitta, venne allora costruita probabilmente una chiesa paleocristiana, della quale però non sono rimaste tracce e, nei sec. VI-VII, un altro edificio sacro con tre navate divise da colonne e terminanti con tre absidi. Forse a causa delle distruzioni dovute ad un incendio, come troppo spesso capitava in quegli anni, nel secolo XI si dovette procedere all’edificazione di un nuovo edificio romanico, intitolato a Sant’Antonino Martire.

altra veduta della parte absidale della pieve di Socana

Ma non era finita. Nel 1500, le prime campate della chiesa crollarono. Il luogo di culto aveva, comunque, già perso la sua importanza. Si decise perciò di ricostruirla più corta, con la facciata più arretrata, così come ora la vediamo e di riutilizzare il materiale avanzato per costruire al canonica.

Una storia antichissima e sofferta, quindi, quella di Pieve a Socana, le cui origini si perdono nei meandri del tempo. Un luogo di preghiera praticamente da sempre che è sopravvissuto al succedersi delle divinità e dei dominatori. Un senso del divino che si respira a pieni polmoni nel silenzio, quasi portato dal vento che scende dalle montagne circostanti, sulle quali si sono ritirati monaci benedettini celebri come Romualdo e San Giovanni Gualberto e dove Francesco ricevette nelle sue carni il sigillo delle sofferenze di Cristo, le stimmate.

Anche per questo, immergersi nella penombra dell’edificio romanico, significa effettuare un viaggio a ritroso nel tempo, nella pace che induce ad un raccoglimento quasi mistico; a rimanere in silenzio mentre ci aggiriamo fra i nudi pilastri rettangolari che sorreggono gli archi romanici e le antiche capriate del soffitto. In un’architettura essenziale che amplifica con le sue limpide superfici la poca luce e che evidenzia, armonizzandole, le poche presenze in legno e in pietra che paiono quasi i segnali di un viaggio mistico ed interiore. Una croce nell’abside, un fonte battesimale cinquecentesco, la base quasi dimenticata di un’antica colonna, un tabernacolo del ‘400, un antico confessionale, un fregio floreale appena accennato in un capitello. Simboli di una realtà che non riusciamo ad afferrare ma la cui vicinanza percepiamo chiaramente. Come capiamo di trovarci sulla soglia di una porta da sempre dischiusa verso l’infinito.


Ci troviamo nel comune di:
Castel Focognano (AR)
Pieve a Socana si trova circa 25 km a Nord di Arezzo dalla quale si può raggiungere tramite la SS 71. Per chi proviene da Firenze, un'alternativa all'autostrada A1 per Arezzo, può essere rappresentata dalla SS 70 che da Pontassieve conduce al passo della Consuma (1025 m) per poi scendere verso Poppi in Casentino, poco più di 10 km a nord da Pieve a Socana. I reperti emersi dagli scavi archeologici sono esposti nel Museo Archeologico di Arezzo