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Scopri la faccia nascosta di una terra unica al mondo

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Cari amici, questa è la nostra newsletter numero 7. Qui di seguito potrete leggere due degli ultimi testi inseriti nel portale www.secrettuscany.it. Due testi che sono anche un omaggio al buon gusto e al buon vivere. Ma anche un invito ad uscire dai soliti percorsi per scoprire l’anima più profonda di una terra unica al mondo. Un viaggio che vogliamo condividere con voi, fra borghi incontaminati, luoghi del mistero e della fede, giardini fioriti, sapori della tradizione e molto altro ancora.

Da parte nostra, stiamo lavorando alla realizzazione del dizionario turistico della Toscana, comune per comune, che diventerà una guida turistica completa ed articolata della regione. Abbiamo molte altre idee che contiamo di realizzare nell'immediato futuro per rendere Secret Tuscany.it uno strumento sempre più utile ed irrinunciabile per chi ama la Toscana.
Questa è la nostra filosofia: contenuti di qualità e facilmente accessibili. Senza cedere alla tentazione, come fanno un po' tutti, di realizzare siti, magari con tante "diavolerie", filmati, ricchi di contenuti presi in prestito a destra a sinistra, con molti contenuti commerciali ma che poi, dal punto di vista dei "veri" contenuti risultano poveri e superficiali.
Anche noi, ovviamente, dobbiamo essere "commerciali", ma senza che questo aspetto diventi preponderante e sempre nel rispetto dello spirito che ci informa, con un'attenzione particolare a quella Toscana che spesso e ingiustamente viene definita "minore". Una delle nostre ultime creature è il sito www.accommodation-in-tuscany.it, in lingua inglese, dedicato all'accoglienza in Toscana.
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Villa Mansi: La varietà della bellezza. Con fantasma

Villa Mansi
Un impianto cinquecentesco, l’impronta settecentesca del grande architetto siciliano Filippo Juvarra, un rifacimento ottocentesco in chiave romantica. Specie vegetali le più diverse, dai cedri dell’Atlante agli abeti rossi, dalle palme di banano agli olmi, dai bambù alle douglasie, dalle camelie agli alberi dei tulipani, dalle querce alle siepi di alloro. Una varietà incredibile che è il frutto di una lunga storia, ma che si fonde armoniosamente senza stonature, mantenendo inalterato il fascino del parco. Con un susseguirsi di scorci di grande suggestione, fra viali abbelliti da statue o da palme, boschi romantici, specchi d’acqua. Stiamo parlando di Villa Mansi, senz’altro una dei più celebri parchi fra quelli che circondano l’abitato di Lucca, in località Segromigno in Monte, nel territorio comunale di Capannori, a pochi passi da un’altra celebre villa di campagna, Villa Torrigiani.

Una varietà e una storia complessa che contraddistingue anche la villa, una splendida costruzione dalle tinte delicate, che vanno dal blu al grigio, e la cui facciata risalta elegantemente nel verde intenso dello splendido giardino, ripetendo i colori tenui dello sfondo indistinto dei rilievi dell’Appennino. A villa Mansi, o Cenami-Mansi, si arriva tramite un vialetto che ricalca il percorso di un ruscello, sotto lo sguardo attento della statua di un cacciatore con il suo cane, adagiati su un tappeto di siepi e fiori variopinti. L’elegante edificio venne venne acquistato nel 1599 dalla famiglia Cenami i quali, nel 1634 affidarono all’architetto Muzio Oddi, lo stesso che aveva costruito le imponenti mura di cinta che si snodano attorno a Lucca, l’incarico di ristrutturare ed ampliare la villa, lavori che proseguirono fin nella seconda metà del secolo. La villa passò poi ai Mansi nel 1675, i quali nel corso del ‘700 fecero costruire la splendida balaustra ornata di statue che scorre lungo tutto il perimetro del tetto dell’edificio. Il risultato è un edificio di grande bellezza ed equilibrio, con due ali laterali che incorniciano la parte centrale con il bellissimo e leggero portico, cui si accede tramite una doppia rampa di scale. E le tante statue di personaggi mitologici, i busti sopra le finestre dai timpani spezzati, i medaglioni, le colonne si inseriscono con grande armonia nell’insieme, senza appesantirlo.

Villa Mansi - La peschiera

Un buon gusto che si ritrova negli interni della villa, con gli stucchi dorati e i dipinti alle perati, gli affreschi illusionistici delle volte dalle quali pendono splendidi lampadari realizzati dai maestri di murano, le ricche decorazioni a grottesche che caratterizzano le altre stanze, come le camere da letto con i magnifici letti a baldacchino. Particolarmente suggestivo ed esuberante è il Salone con tele settecentesche raffiguranti le glorie di Apollo.

Anche il vasto parco risente delle varie vicende nella sua costruzione. Per la progettazione del giardino si scomodò addirittura Filippo Juvarra, uno dei più importanti architetti del ‘700 a livello mondiale, il quale smantellò il precedente parco rinascimentale per realizzare un gioco di effetti scenografici, eliminando i dislivelli, realizzando giardini chiusi e segreti e una sapiente regolamentazione delle acque. Nel corso dell’800, con l’avvento della nuova moda, gran parte del giardino venne rifatto secondo i dettami del “giardino all’inglese”.

Dell’originario disegno del Juvarra, sopravvive la cosiddetta “catena d’acqua” che attraversa tutto il parco e che termina in una grande vasca ottagonale che, in origine, costituiva il fulcro dell’intera struttura del parco. Più sotto, una grande ed elegante peschiera raccoglie l’acqua. Un punto di grande suggestione, con il grande bacino circondato da statue e da alte siepi, cui fanno corona le alte sagome degli alberi del bosco. Ormai quasi isolata, all’interno di un boschetto, appare la grotta nota come “bagno di Diana”, con l’annesso piccolo specchio d’acqua.

Villa Mansi - Il parco visto dalla villa

Eppure, come abbiamo già detto, l’insieme del parco, nonostante tutte le trasformazioni, mantiene inalterato il sua fascino e la sua unità. Con un susseguirsi di scorci di grande suggestione, fra viali abbelliti da statue o da palme, boschi romantici, specchi d’acqua, prati verdeggianti. Dietro l’edificio, è posta una bella fontana sormontata da una statua e circondata da alberi nani di banano. Poco discosto, un boschetto di bambù. Dal lato opposto della villa, si può ammirare una preziosa e rara collezione di camelie.

Una meraviglia dietro l’altra, in un angolo di mondo che pare davvero essere un assaggio di paradiso. Ma dove talvolta appare il fantasma maledetto della bellissima Lucida Mansi che non esitò a vendere la sua anima a Satana in cambio dell’eterna giovinezza. E che, trascinata nelle fiamme infernali dal demonio ritorna a visitare, durante le notti di luna piena, questo giardino ed altri luoghi nei dintorni di Lucca. Alla ricerca disperata di un attimo d’amore.



La cucina della tradizione: Ribollita

Ingredienti:
500 g di pane casalingo raffermo di almeno 2 giorni;
700 g di fagioli cannellini feschi (o 300 g secchi) lessati;
mezzo cavolo verza tagliato fine;
2 mazzetti di cavolo nero (senza costole e ben lavato) tagliuzzati;
un mazzetto di bietola;
2 pomodori maturi a pezzi, senza buccia né semi;
una cipolla rossa e uno spicchio d'aglio tritati;
2 costole di sedano;
2 carote;
un porro;
un rametto di pepolino*;
l'acqua di cottura dei fagioli;
8 cucchiai di olio extravergine d'oliva;
sale e pepe.


Tempo di esecuzione:

45’ - Cottura: 2 h e 10’


Preparazione:

Mentre passate al setaccio 3/4 dei fagioli con la loro acqua, soffriggete l'aglio e la cipolla in un tegame di coccio. Quando avranno preso colore, unite il sedano, le carote e il porro affettati. Cuocete per un'ora a fiamma basa, quindi unite le altre verdure, il pepolino, il sale e il pepe. Aggiungete i fagioli passati e fate sobbollire ancora un'ora mescolando bene. Pochi minuti prima di togliere dal fuoco amalgamatevi anche i fagioli interi. Versate la zuppa in un recipiente di coccio alternandola a strati di pane e fate riposare 24 ore.


Note:

E’ chiaro che si tratta di una delle tante minestre "di magro" della cucina popolare. Per fregiarsi del glorioso nome di "ribollita" va rimessa a lungo sul fuoco con altro olio. Un tempo era uso, ogni venerdì, prepararne grandi quantità da mangiare anche il sabato a colazione.

*A Firenze si chiama "pepolino" il timo.



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