
Può apparire incredibile, ma chi sogna di visitare la celebre "Mountain Valley" americana può trovare pane per i suoi denti anche qui, in Toscana.
Intendiamoci, nessuno può avere la pretesa di trovare da queste parti la smisurata vastità dei deserti dell’Arizona così scenograficamente modellati dall’erosione degli elementi e dallo scorrere del tempo. Eppure, chi si trovasse a transitare nel Valdarno Superiore, a cavallo delle province di Firenze ed Arezzo, non può non rimanere profondamente colpito dalla singolarità del panorama, caratterizzato dalle strane costruzioni di terra che si ergono maestose e a tratti inquietanti fra le distese degli olivi e dei vigneti, magari accanto ad una pieve romanica..
Ci troviamo nella terra delle "Balze" che dominano larghe porzioni dei comuni di Reggello, Pian di Scò, Castelfranco di Sopra, Terranuova Bracciolini, Loro Ciuffenna. Si tratta di sculture naturali, calanchi e pinnacoli che possono raggiungere l’altezza di un centinaio di metri e dalle fogge più ardite, talvolta a forma di piramidi appuntite che sorreggono massi che restano sospesi in aria quasi a voler sfidare le leggi della fisica. Fenomeni dovuti all’azione millenaria e discreta delle acque, quindi, che spiccano nel paesaggio altrimenti verdissimo di questo spicchio di Toscana, infiammandosi addirittura nella luce del sole che va a marire dietro i rilievi del Chianti.

L’aspetto delle Balze, che a volte rasenta l’incredulità, ha da sempre stimolato la fantasia dei valligiani che le hanno chiamate in mille modi diversi: "smotte", "zolle", "lame", addirittura "piramidi delle fate". Ma già il grande Leonardo da Vinci, che di qui si trovò a passare parecchie volte, e che rimase molto colpito da queste strutture di terra, aveva capito che non vi era nulla di prodigioso nella loro formazione, ma si trattava semplicemente di uno spettacolare fenomeno naturale dovuto all’erosione delle acque. Forse l’impressione che ne ebbe fu ancora più profonda. Basta osservare con attenzione gli sfondi di certi suoi dipinti come la "Vergine delle Rocce" per rendersi conto di come assomiglino sorprendentemente al paesaggio delle Balze. Se poi vogliamo spingerci ancora un po’ più in là, quel ponte che si intravede immerso in quel vasto scenario che pare celebrare il ciclo dell’acqua e che inquadra il sorriso enigmatico della Gioconda, ricorda sin troppo quello romanico ed ancora perfettamente efficiente di Ponte a Buriano, che attraversa l’Arno a pochi passi da qui.
Sia come sia, questi monumenti naturali sono in realtà il risultato del prosciugamento di un grande lago che fino a qualche centinaio di migliaia di anni fa occupava tutta la fascia compresa tra il massiccio del Pratomagno e i monti del Chianti. L’azione delle acque nel tempo, fece il resto. Basta osservare le superfici nude dei tanti calanchi per leggere chiaramente i vari strati geologici, caratterizzati dal giallo delle argille in basso e i ciottoloni marroni in alto.
Leonardo da Vinci aveva intuito il motivo della presenza di grandi quantità di fossili e di conchiglie nelle Balze. Ma chissà cosa avranno pensato i poveri contadini valdarnesi che, arando i loro campi con i buoi, si ritrovavano fra le mani addirittura ossa di elefanti ed altri animali sconosciuti. Passino, avranno commentato, i pesci che d’altronde sono la testimonianza nella pietra del biblico Diluvio Universale. Ma gli elefanti, poi?
Nacque così la leggenda secondo la quale Annibale, il terribile condottiero cartaginese, nel suo percorso di guerra contro l’odiata Roma, sarebbe passato di qui con il suo esercito e i pachidermi portati dall’Africa. E nei pressi di Incisa avrebbe addirittura fatto costruire un ponte per passare l’Arno.

Ora sappiamo, invece, che un tempo qui gli elefanti vivevano davvero. Per giunta con la buona compagnia di orsi, tigri e rinoceronti. Il Valdarno, insomma, un tempo era una grande e lussureggiante savana. Che ci ha lasciato abbondanti tracce. Non è certamente un caso che proprio in questo territorio mosse i suoi primi, incerti passi la scienza paleontologica. Fu il danese Niels Stensen, che italianizzò il suo nome in Nicola Stenone che per primo, nel ’600, analizzando la stratigrafia delle balze, ipotizzò la presenza del lago scomparso, anche se fu solo con l’opera del toscano Giovanni Targioni Tozzetti che se ne ebbe la certezza scientifica.
Gli appassionati possono comunque trovare molto del materiale raccolto nei secoli nel vicino Museo Paleontologico di Montevarchi. Un altro modo di viaggiare in un territorio unico, quello delle Balze, fra i segni del tempo che scorre implacabile o, magari, sulle tracce del genio di Leonardo da Vinci e di Monna Lisa.
Ci troviamo nei comuni di:
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