
Risalendo il Serchio, nei giorni più uggiosi d'autunno, quando una fitta nebbia indugia volentieri sulle acque del fiume addormentato, si può avere quasi l'impressione di trovarsi sulle rive di qualche lago scozzese, piuttosto che nell'Appennino toscano. Cosa può ricordare infatti, quella sagoma scura che pare uscire dall'acqua con le sue zampe e con il suo lungo collo che si perde nella foschia? Siamo nei pressi di Borgo a Mozzano e quella apparizione non è frutto della nostra fantasia, facilitata dall'atmosfera ovattata.
Va bene che la Garfagnana è da sempre un luogo stracolmo di leggende e di misteri, di folletti e di fate, di paesi scomparsi e di grotte nascoste. Ma, davvero, la presenza di un dinosauro, neanche fossimo a Loch Ness, ci pare davvero troppo! Guardiamo un po' meglio, ancora timorosi e l'enigma si risolve, si dirada. Quello che ci ha tratto in inganno è la sagoma scura in pietra, assolutamente fuori misura di un ponte, con gli archi ribassati da un lato, sì da dare l'impressione di due zampe infilate nell'acqua, e da un arco centrale incredibilmente allungato dall'altro, come si trattasse di un collo enormemente lungo e proteso.
Una forma davvero straordinaria e ardita, inventata nel Medioevo più profondo per scavalcare il Serchio in un punto strategico. Sarà anche per questo, oltre che per l'incredibile resistenza dimostrata nei confronti delle piene spesso disastrose del fiume, che questo manufatto è sempre stato conosciuto con molti appellativi. C'è chi lo chiama "Ponte della Maddalena", dal nome di una attigua chiesetta, oppure "Ponte di Matilde", in onore della famosa contessa di Canossa che l'avrebbe fatto costruire (assieme, bisogna dire, ad un numero assolutamente improbabile di altre costruzioni un po' in tutta la Toscana). Ma esso è noto soprattutto con la qualifica, un po' inquietante, di "Ponte del Diavolo". Ad onor del vero, di "Ponti del Diavolo" ve ne sono in quantità davvero rilevante sparsi per tutto la penisola. Personalmente, ho bene impresso nella memoria quello, davvero impressionante, di Cividale del Friuli che da bambino ho attraversato molte volte, costituendo una tappa obbligata per raggiungere un vicino santuario, meta dei pellegrinaggi dei miei genitori.

Sia come sia, Satana doveva essere sicuramente un lavoratore davvero infaticabile e di grandi capacità, visto il grande numero di sue opere giunte fino ai nostri giorni. Negli ultimi tempi, complice forse la generale crisi edilizia imperante, pare abbia abbandonato questa attività. Magari, a causa del poco profitto che ne ha sempre ricavato, come narrano le tante leggende.
Ed anche il nostro ponte di Borgo a Mozzano ha la sua, anzi, ne ha diverse. Narra una storia che il capomastro, che aveva avuto l'incarico di costruirlo, era al culmine della disperazione. Il ponte doveva essere pronto per il giorno seguente, ma una piena improvvisa se l'era portato via. Che fare? Cosa avrebbe raccontato alle autorità che il giorno seguente sarebbero giunte per l'inaugurazione? Erano tempi felici, nei quali o si consegnava l'opera nei termini pattuiti o ci andava di mezzo la testa. Il pover'uomo si tastava il collo con un cattivo presentimento e non sapeva che fare. Avrebbe venduto l'anima al diavolo...
Il quale, ovviamente non poteva perdere un'occasione così ghiotta. Ed eccolo, infatti, apparire con tanto di testa cornuta e zoccoli caprini al disperato capomastro, con una di quelle proposte che non si potevano rifiutare: egli avrebbe costruito il ponte durante la notte, in cambio dell'anima del primo che l'avrebbe attraversato. Il costruttore, in preda all'angoscia, accettò.
Ed ecco che alle prime luci dell'alba, il ponte risultava ultimato e rifinito in ogni suo dettaglio. Con grande sollievo del capomastro e con soddisfazione delle autorità civili e religiose che giunsero poco dopo. Come si usava a quei tempo, si diede inizio alla solenne processione inaugurale. Se non che, quando il corteo si accingeva ad attraversare il ponte, il capomastro, in preda a terribili rimorsi, si gettò ai piedi del vescovo di Lucca, San Frediano (secondo altri, invece, di un eremita di altro nome) e confessò la verità. Il religioso non si scompose. Fece un segno della croce ad un maiale che era nei pressi a pascolare, come immancabilmente capitava in età medievale, il quale si mise improvvisamente a correre attraverso il ponte. Il diavolo che pensava di riscuotere con ben altra valuta, andò ovviamente su tutte le furie e tentò di distruggere il suo lavoro notturno. Il quale, però, essendo ormai stato benedetto resistette ad ogni suo assalto. All'inferocito diavolo non restò che precipitare, fra urla bestiali, in una voragine apertesi nel terreno. Non senza prima aggrapparsi all'arco principale del ponte che per questo motivo risulta molto più allungato rispetto agli altri.
Che il demonio sia intervenuto o no nella sua costruzione, resta il fatto che quello di Borgo a Mozzano è un ponte molto particolare. Talmente ben costruito che dall'epoca della sua costruzione (e sono ormai passati un migliaio di anni!) non ha mai avuto necessità di lavori di restauro. Fatto ancor più significativo se si pensa che il Serchio è soggetto a piene disastrose ed imprevedibili.

Quale è, allora, il suo segreto? Se non vogliamo tirare in ballo interventi soprannaturali, tutto sta nella sua struttura leggera e slanciata. Ma, soprattutto, in quell'alto e lungo arco centrale "a schiena d'asino". Insomma, l'anonimo costruttore (o il demonio, se preferite) ha avuto un autentico colpo di genio, progettando una costruzione agile che non creava resistenza all'acqua, senza spinte eccessive sui lati: tre archi ribassati da un lato, uno dall'altro.
Mille anni sono tanti, anche per un ponte, ma quello di Borgo a Mozzano pare godere ancora di ottima salute, con quel suo inconfondibile profilo che si nota anche da molto lontano. E che si può percorrere solo a piedi. Una presenza stabile e rassicurante nel verdissimo paeasaggio della Garfagnana. Che durerà, come narra un'altra leggenda, fino a quando ci sarà qualcuno che, attraversandolo, si fermerà, anche solo per un attimo, nel punto più alto ad osservare le acque del Serchio scorrere sotto di lui. Magari con un sorriso al pensiero di quel povero diavolo che, nascosto da qualche parte, sta ancora aspettando di incassare il compenso pattuito.
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