Cosa c’entra con la Toscana il celebre storico romano Plinio il Vecchio? Un personaggio morto durante quell’eruzione del Vesuvio che, nel 79 d.C., distrusse Pompei e altre antiche città? Plinio finì ucciso dalle esalazioni del vulcano verso cui si era spinto troppo vicino per soddisfare la sua curiosità scientifica. Un dramma per la scienza. Ma, per fortuna, aveva già scritto la sua monumentale “Naturalis Historia”.

In quest’opera, fra miriadi di racconti autentici o meravigliosi, egli narra del mitico Porsenna, re di Chiusi, città che sotto il suo regno divenne una dei più importanti centri del mondo etrusco. Il sovrano sarebbe anche sceso con il suo esercito per conquistare l’allora giovane città di Roma, e rimettere sul trono Tarquinio il Superbo, ultimo monarca della città sulle rive del Tevere cacciato dai suoi sudditi. Solo il coraggio dimostrato dai romani (celebre è l’episodio di Muzio Scevola che, davanti a Porsenna, bruciò la sua mano colpevole di non essere riuscito a pugnalarlo), indussero il re di Chiusi a concludere la pace. Molto probabilmente si tratta soltanto di una leggenda creata dai romani per cancellare il ricordo bruciante di una sconfitta e di un periodo di dominio etrusco su Roma che, a detta degli storici, ci dovette sicuramente essere.
Come siano andati effettivamente gli eventi, forse non lo sapremo mai. Certo è che la fama di Porsenna durava ancora molti secoli dopo la sua morte, al tempo di Plinio il Vecchio, in quel tragico 79 d.C. Questi racconta che il monarca etrusco, sentendo vicina la sua fine, meditò su come realizzare un sepolcro degno della sua persona. Una tomba che doveva essere senz’altro degno della sua grandezza. Chiamò allora a sé i più importanti artigiani ed orafi del suo regno e ordinò loro di realizzare un sarcofago in oro massiccio. Non solo. Questo sarcofago doveva essere posto sopra un cocchio, anch’esso d’oro, condotto da una statua raffigurante la sua regale figura in atteggiamento di trionfatore condotta da dodici cavalli. Tutti, ovviamente, forgiati con il nobile metallo.

Ma non doveva sembrargli ancora abbastanza. Tanto che chiese pure la compagnia, nella sua dimora funebre, di una chioccia accompagnata ben cinquemila pulcini, tutti rigorosamente d’oro. Gli artigiani etruschi, abilissimi nell’arte dell’oreficeria, realizzarono quanto loro richiesto, con grande soddisfazione, possiamo immaginare, del loro re. Il quale un giorno, nonostante la sua immensa potenza e la sua gloria, alla fine morì. Il suo corpo mortale venne sepolto di notte assieme a tutto il suo tesoro in un sepolcro, assolutamente impenetrabile, cui si accedeva attraverso un immenso labirinto sotterraneo. Ovviamente, dell’ubicazione della tomba e del suo favoloso tesoro si persero le tracce. Né Plinio, si è curato di darcene l’esatta posizione, limitandosi a vaghissime indicazioni.
Ciò non ha scoraggiato le schiere di cacciatori di tesori che, nel corso dei secoli hanno cercato di ritrovare il luogo dove Porsenna venne sepolto e dove i pulcini e la chioccia, secondo la leggenda, pur essendo completamente d’oro, pigolerebbero e si muoverebbero come fossero vivi.
Bisogna rilevare, in effetti, che Chiusi ed il suo territorio vantano un incredibile quantità di gallerie per buona parte ancora da scoprire ed esplorare. I racconti popolari narrano di cunicoli che collegherebbero l’antichissima città etrusca addirittura con i colli vicini, una via di fuga in caso di assedio. Eppure, non a caso, Chiusi è l’unica città fuori di Roma che ospiti catacombe cristiane: quelle di Santa Caterina e quelle di Santa Mustiola ove la santa subì il martirio nel 274. Senza dimenticare che nei dintorni della città sorgono alcune delle più importanti tombe dell’area etrusca, come quella della Scimmia, del Leone, della Pellegrina, di Poggio Gaiella.

Quello che è conosciuto come “Labirinto di Porsenna” e che si sonda sotto la città è molto probabilmente un acquedotto di origini etrusche e che è stato modificato nel corso dei secoli. Si tratta di una serie di cunicoli a più livelli e di diverse dimensioni. Una parte di esso può essere visitato e costituisce un percorso di grande suggestione che partendo dal Museo della Cattedrale, annesso al Duomo giunge fino ad una grande cisterna sotterranea del I sec. a.C. Proprio sopra di quest’ultima sorge l’attuale campanile ottenuto trasformando un’antica torre difensiva. Vi si può salire per godere di un panorama vastissimo sulle colline circostanti che custodiscono i loro segreti millenari e, forse, la folle tomba di Porsenna e il suo incredibile tesoro. Magari sulle rive del lago che porta lo stesso nome della città e che pare quasi un assaggio del Trasimeno che si stende poco più in là.
Il lago di Chiusi appare ancora un’oasi di tranquillità, con le sue rive coperte dalle sterpaglie e sulle cui acque si posano gli uccelli migratori. Si narra ancora di quando Mustiola, la giovane martire cristiana, fuggi verso le sue sponde per sfuggire alle soldataglie romane che la inseguivano. Ispirata dalla voce del Signore, stese il suo mantello sulle acque, vi montò sopra e, spinta da un vento dolcissimo, venne portata fino alla riva opposta, lasciando una traccia luminosa. I soldati che cercarono di seguire il tragitto della santa vennero invece trascinati sul fondo assieme ai loro cavalli imbizzarriti.
Ora il corpo di Santa Mustiola riposa nel Duomo di Chiusi. Si narra però che ogni anno, il 3 luglio, sul lago sia possibile intravedere una striscia che luccica come l’oro e che indica il via di luce nella quale transitò la santa verso la salvezza.
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