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Altitudine: 494 m s.l.m. Abitanti: 22.901 Codice postale: 52044 - Prefisso telefonico: 0575 Distanze in km: Arezzo 28, Perugia 51, Siena 70, Firenze 117. Sito web del comune: www.comunedicortona.it |
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La fondazione della città arroccata scenograficamente sul colle, si perde nella notte dei tempi, tanto da dare addito al formarsi, nel tempo, di molte leggende che la
attribuirono addirittura ad Ulisse o Noè. Di sicuro, Cortona fu un importante centro etrusco della cui potenza, testimoniano i resti delle mura etrusche che si sviluppavano
per circa 2 km. Divenuta alleata di Roma, continuò a prosperare per la vicinanza dell’antica via Cassia.
La città decadde con il generale processo di impaludamento della Valdichiana conseguente alla fine dell’Impero romano. La rinascita avviene nei secoli XII-XIII, quando Cortona
assurge a libero Comune. E’ quello, però un periodo di lotte che culminano nel 1258 con il tragico sacco da parte degli Aretini che costringono all’esilio di gran parte della
popolazione che può rientrare solo tre anni dopo dando inizio ad una generale ricostruzione del centro abitato. Nel 1325 diventa signoria dei Casali che ne mantengono
l’autonomia rispetto alle potenti città vicine come Firenze, Arezzo e Siena. Nel 1409 diventa possesso di Ladislao, re di Napoli e nel 1411 passa definitivamente a Firenze, della
quale condividerà poi le sorti.
La città è stata nei secoli un importante centro d’arte e di cultura. Vi nascono, fra gli altri, Luca Signorelli (1441-1523), importante pittore del Rinascimento;
il pittore e architetto Pietro Berrettini (1597-1669), più noto come Pietro da Cortona, uno dei
protagonisti del trionfante barocco romano; Gino Severini (1883-1966), figura centrale del Futurismo italiano. A Cortona nasce anche, fra il 1170 ed il 1180
frate Elia, compagno e confidente di Francesco d’Assisi e da lui nominato vicario dell’Ordine.

Il borgo medievale è di grande fascino. L’abitato si sviluppa notevolmente in altezza. Le vie convergono verso le piazze centrali, piazza della Repubblica e piazza
Signorelli. La prima è dominata dalla caratteristica mole Palazzo comunale, di impianto duecentesco e rimaneggiato nel sec. XVI. L’edificio è preceduto da una
scalinata e è sormontato da una torre merlata con orologio. All’interno, vi è la Sala del Consiglio con un camino cinquecentesco attribuito al Crostofanello. Nell’angolo
esterno, verso piazza Signorelli, un "leone fiorentino" del 1508.
Di fronte al palazzo comunale, si tova il trecentesco Palazzo del Capitano del Popolo, ampliato nel corso del sec. XVI e diventato la residenza del cardinale Passerini.
Su piazza Signorelli si affaccia Palazzo Casali dal nome della famiglia che lo edificò nel sec. XIII e che lo abitò fino nel 1409. Dal 1411 fu la residenza dei capitani e dei commissari fiorentini i cui stemmi ne decorano la facciata su via Casali.
In Piazza Duomo si trova la Cattedrale di Santa Maria, edificio religioso di aspetto rinascimentale, edificato su una preesistente chiesa romanica della quale rimangono
alcune tracce nella facciata che sono un pilastro con capitello e colonnette agli angoli e una parte di un grande arco. Resti del precedente edificio sono, inoltre, una
finestrella alta e stretta e una lastra in marmo con stemma del sec. XIV. Sul fianco destro si apre un loggiato cinquecentesco, attribuito al Cristofanello, mentre il
campanile a due ordini di bifore, anch’esso dello stesso periodo.
L’interno, di impianto quattrocentesco è a tre navate, è stato rimaneggiato agli inizi del ’700, mentre la volta a botte è stata ridipinta nel
1887 dal cortonese Giovanni Brunacci. Molte le opere d’arte contenute, diverse delle quali provenienti da edifici sacri del territiorio distrutti o soppressi.
Sull’altare Capulli nella navata sinistra si trova la tela con l’Adorazione dei pastori di Pietro da Cortona e aiuti, databile al 1663 circa. è probabile
che il collaboratore sia da individuare in Lorenzo, secondo cugino del Berrettini, i cui modi sono soprattutto riscontrabili nella figura della Madonna e del figlioletto.
Legato alla figura di Pietro da Cortona è anche Andrea Commodi che ebbe il Berrettini come giovanissimo allievo durante il suo soggiorno cortonese fra la fine del
primo e gli inizi del secondo decennio del ’600. Al Commodi si deve l’interessante tela della Consacrazione della chiesa del Santissimo Salvatore (1607),
trasportata nel coro del Duomo alla fine del Settecento dall’oratorio del San Salvatore per il quale era stata realizzata.
Sempre nel coro si conserva la tavola con la Discesa dello Spirito Santo, databile fra il 1528 e il 1529 e attribuita a Tommaso Bernabei detto il Papacello. La
rappresentazione della Pentecoste trova qui un’iconografia curiosa e originale con gli astanti che da un cornicione osservano la Madonna e gli Apostoli collocati nel piano inferiore. Oltre a citazioni più colte (Raffaello e Baccio Bandinelli) il Papacello richiama se stesso nel paesaggio archeologico dello sfondo, ripetuto dal ciclo da lui stesso affrescato nel Palazzone Passerini di Cortona.
Accanto alla Cattedrale, è Palazzo Vagnotti già sede del Seminario Arcivescovile e ora tradizionale sede della Fiera Antiquaria.

Di fronte al Duomo, si trova l’ex chiesa del Gesù. L’edificio, costruito tra il 1498 e il 1505 ma completato negli anni ’40 del Seicento, è legato alla confraternita del Santissimo Sacramento. Il complesso consta di una chiesa superiore ad aula caratterizzata dal cinquecentesco soffitto ligneo policromo e dorato di Michelangelo Leggi detto il Mezzanotte, collegata per una lunga scala ad un oratorio inferiore con volta a botte ribassata, affrescato nel 1555 da Cristoforo Gherardi detto il Doceno. Nel XVIII secolo la chiesa superiore fu adibita a battistero (lo testimonia il fonte battesimale della seconda metà del Quattrocento, qui trasportato nel 1777 dalla Cattedrale) e dal 1945, ampliata la struttura architettonica originaria con un edificio contiguo alla chiesa, ospita il Museo diocesano.
Dal vicino slargo noto come "Croce del Travaglio", inizia via Dardano, una delle più belle e caratteristiche di Cortona sulla quale si affacciano edifici due-trecenteschi, in parte rimaneggiati in seguito, fra i quali emerge palazzo Mancini (al numero 15), rinascimentale in alto, ma medievale nella sezione inferiore, con la sua "porta del morto". Al termine di via Dardano, nelle mura medievali che inglobano resti di quelle etrusche si apre porta Colonia
Sempre dalla "Croce del Travaglio", si sviluppa Via Benedetti sul quale si affaccia il notevole Palazzo Fierli-Petrella edificato fra ’400 e ’500
con due ordini di finestre ad arco.
Continuando per via Berrettini via si incontrano il convento e la chiesa di San Francesco, iniziata da frate Elia, originario di Cortona e che fu il fondatore
della Basilica di Assisi. Dell’edificio originario, nella semplicissima facciata rimangono l’alto portale a sesto acuto e il grande rosone, semichiuso. Due
bifore parzialmente murate sono ancora visibili. Sul lato sinistro si apre l’ala orientale del chiostro con due bifore, chiuse, e una porta a sesto acuto, in
coincidenza con la ala capitolare.
L’interno è quello tipico degli edifici francescani, con una grande aula conclusa da una scarsella voltata a crociera affiancata da due cappelle minori a
crociera. All’interno, modificato nel ’500 e nel ’600, presenta nella controfacciata resti di affreschi trecenteschi di scuola senese e fiorentina.
L’altare maggiore è sormontato da un tabernacolo barocco in marmo di Bernardino Radi (1619) in cui è custodito il Reliquiario della Croce Santa,
costituito da una cornice cinquecentesca e un di una lastra di avorio bizantina del sec. X, che contiene un frammento della Croce donato a Elia dall’imperatore
in occasione della sua visita a Costantinopoli come rappresentante di Federico II. Nell’abside vi è la gotica tomba di Ranieri Ubertini, vescovo di Cortona (1360).
Un’epigrafe dietro l’altare segnala il punto dove si trova la tomba di frate Elia. Sugli altari laterali vi sono dipinti di notevole interesse: la Natività
di Raffaello Vanni: l’Annunciazione, ultima opera incompiuta, di Pietro da Cortona; Sant’Antonio da Padova e il miracolo della mula del Cigoli, e la Vergine in
gloria tra santi di Ciro Ferri
Nel Convento dei Frati Francescani Conventuali, custodi della Chiesa, vengono accuratamente conservate le reliquie di San Francesco d’Assisi, ovvero un saio,
un cuscino finemente ricamato, donato da Giacoma de Settesoli al Santo (nobile patrizia signora di Marino, che Francesco amava chiamare Iacopa), dove il poverello
morente posò il capo, e un evangelario.
Accanto alla chiesa, si trova l’Ospedale della Misericordia (sec. XV) con un elegante portale, sorto nel luogo dove sorgeva l’originario convento francescano.

Risalendo per via Berrettini, fra edifici rinascimentali e sei-settecenteschi, si giunge alla parte alta di Cortona. Al numero 33 è la casa dove nacque e abitò
Pietro Berrettini, più noto come Pietro da Cortona.
Poco più oltre, è piazza della Pescaia con una cisterna medievale. Fa parte del grande convento di S. Chiara progettato alla metà del Cinquecento
da Giorgio Vasari e costruito da Luca Berrettini su una struttura di origine romana, una grandiosa cisterna utilizzata a valle come cantina e a monte come cortile. Questa
ampia zona era stata donata alle Clarisse nel 1470 quando vivevano ancora fuori città, nella zona di Targia. è un’aula rettangolare con ornati lignei
seicenteschi dorati e dipinti. Nell’altare di sinistra si conserva la Deposizione di Cristo con Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, capolavoro giovanile, databile
al 1625 circa, di Pietro da Cortona.
Nei pressi sorge la chiesa di San Marco con due facciate. Quella principale, che conduce alla chiesa superiore, è del XVI secolo, con portale barocco e cornice dell’occhio quattrocentesca. L’altra, molto elegante, conduce all’oratorio inferiore ed è decorata con un mosaico con l’immagine di San Marco, di Gino Severini (1961).
Poco oltre Santa Chiara, vi è la chiesa di San Cristoforo, che dell’originaria costruzione romanica, del 1192, conserva soltanto il campanile a vela.
Venne infatti riedificato nel 1575, dopo un furioso incendio, anche se l’aspetto attuale dell’interno è settecentesco. Vi sono custoditi affreschi
trecenteschi di scuola umbro-senese raffiguranti la Crocifissione, l’Annunciazione, l’Ascensione e in alto Cristo benedicente tra due angeli, Contigua al
fianco destro, sotto il campanile a vela romanico, fu eretta nel Cinquecento la cappella della Natività di Maria.
Subito sopra si raggiunge la porta Montanina. Accanto, resti di mura etrusche e di un acquedotto di epoca romana.
Vicino alla chiesa di San Cristoforo, preceduta da un cortiletto di cipressi è la quattrocentesca chiesa di San Niccolò, la cui storia è collegata
alla predicazione di San Bernardino da Siena che fondò la Compagnia laicale di San Niccolò che proprio qui ebbe la sua sede. Davanti alla facciata vi è
un porticato, ripristinato nel 1930, mentre un altro, sul fianco sinistro, è del sec. XV.
L’interno, di gusto barocco, è un ambiente rettangolare con un bel soffitto a cassettoni del 1768. Sull’altare maggiore è posto il Gonfalone della
Compagnia di san Niccolò dipinto da Luca Signorelli nel 1510 con nella fronte il Compianto di Cristo morto e nel retro la Madonna col Bambino e i santi Pietro e
Paolo.

Poco più sopra, in posizione dominante sorge il grande santuario di Santa Margherita, edificato ai primi del ’300, ma completamente ricostruito nella
seconda metà del sec. XIX. Il santuario è dedicato alla figura di Santa Margherita, patrona di Cortona e terziaria francescana, e alla successiva attività
culturale e spirituale dei Francescani Osservanti. Alla morte della santa (22 febbraio 1297) si decise di costruire una chiesa in suo onore, a fianco dell’antica
chiesetta di San Basilio che Margherita stessa aveva restaurato dopo averla scelta come luogo di penitenza e di preghiera.
Nel 1304 l’edificio sacro era già costruito, ma si continuò ad abbellirlo con importanti affreschi per tutto il Trecento. Di questo ciclo murale sono giunti a noi solo pochi frammenti conservati nel Museo Diocesano. La chiesa attuale è frutto della ricostruzione ottocentesca affidata dapprima all’architetto Enrico Presenti, che sostituì l’originario impianto ad unica navata con una struttura basilicale, poi all’architetto Mariano Falcini che terminò il sacro edificio senza accontentare i cortonesi, che nel 1896 incaricarono l’architetto Giuseppe Castellucci di rifare la facciata che reca nell’occhio il rosone trecentesco dell’antica chiesa abbattuta.
Nel transetto sinistra è il monumento sepolcrale di Santa Margherita in marmo scolpito, opera gotica di ambito senese, probabilmente lavoro di Gano di Fazio
(secolo XIV). Esso, tuttavia, non custodisce il corpo della santa che è invece conservato entro sopra l’altare maggiore, in una preziosa urna in argento
eseguita nel 1646 su disegno di Pietro da Cortona. Nell’altare a destra dell’altar maggiore si trova il Crocifisso ligneo del sec. XIII detto "di Santa
Margherita", perché, sarebbe quello che, secondo la tradizione, avrebbe parlato alla santa. Fra gli altri dipinti, di rilievo è la tela dipinta nel 1602 da
Francesco Vanni rappresentante "Dio Padre, l’Immacolata Concezione e i Santi Francesco, Domenico, Ludovico di Tolosa e la beata Margherita da Cortona".
Nei pressi della basilica, nel punto più alto ed in eccezionale posizione panoramica, si staglia la mole della fortezza del Girifalco edificata, nelle forme atturali nel 1556 per volontà di Cosimo I (architetto Gabrio Serbelloni) inglobando una precedente fortificazione medievale che a sua volta era sorta su antiche strutture etrusche.

Scendendo dalla basilica di Santa Margherita tramite la pedonale Via Santa Margherita, scandita dalle edicole in pietra con mosaici della Via Crucis realizzati
da Gino Severini negli anni 1945-46, si raggiunge la chiesa di San Domenico, degli ultimi decenni del sec. XIV. Nella semplice facciata si apre il portale sopra il
quale, in una lunetta è un affresco del Beato Angelico realizzato negli anni 1433-1435 ("Madonna col Bambino tra i santi Domenico e Pietro martire e i quattro
evangelisti". L’interno è a navata unica, copertura a capriate e tre absidi rettangolari. In quella centrale è collocato il grande pollittico di Lorenzo di
Niccolò Gerini ("Incoronazione della Vergine con angeli e santi") realizzato nel 1402 per il convento fiorentino di San Marco e qui giunto nel 1440 come dono di Cosimo
e Lorenzo de’ Medici. La chiesa conserva inoltre un grande frammento di affresco staccato di Bartolomeo della Gatta ("Scene della Vita di San Rocco"), una "Madonna
col Bambino e due angeli tra i santi Domenico, Agostino e il donatore Giovanni Sernini" di Luca Signorelli (1515) e una "Assunzione della Vergine con san Giacomo" di
Jacopo Palma il Giovane (1600 circa).
Da San Domenico si sviluppa la Passeggiata in piano lunga oltre 1 km in felicissima posizione panoramica, assieme a piazza Garibaldi, da cui si può godere
di un panorama unico su tutta la Valdichiana e il Trasimeno..
Rientrando in città, si percorre via Nazionale, fra edifici di pregio (palazzo Venuti, cinquecentesco; palazzo Mancini settecentesco; palazzo
Alticozzi, rifacimento cinquecentesco di un precedente edificio). Imboccando via Guelfa che scende a sinistra si incroca subito il rinascimentale palazzo
Laparelli, edificato su progetto del cristofanello (1533). Più oltre, palazzo Baldelli (sec. XVI), palazzo Bourbon di Petrella (sec. XVII-XVIII).
Sempre su via Guelfa si affaccia la chiesa di Sant’Agostino, costruita nel sec. XIII e completamente rifatta e dotata di campanile nel sec. XVII.
L’interno è barocco. Da segnalare un bel ciborio rinascimentale e un dipinto ("Madonna e Santi Carlo e Giovanni Battista") dell’Empoli.
Dietro Sant’Agostino, in una zona caratterizzata dalla presenza di case medievale, si trova la settecentesca chiesa di San Bendetto, a pianta ellittica. L’interno è ricco di decorazioni: quattro lesene in stucco dipinto a finto marmo spartiscono la superficie muraria e, interrotte da un’alta trabeazione, si trasformano nelle costolonature della copertura a padiglione. Nell’altare centrale è collocata la seicentesca statua di Cristo flagellato, di pregevole fattura, ma di dubbia attribuzione.
Proseguendo, raggiungiamo via Roma che in basso termina con la porta Santa Maria che si apre nelle mura etrusche. La via è fiancheggiata da edifici
medievali (casa Quintani, duecentesca: casa Passerini, quattrocentesca; palazzo Cinaglia, dall’impronta rinascimentale e barocca ma con
tracce della primitiva struttura romanica).
Sulla stessa via si trova la chiesa di San Filippo Neri, caratterizzata dall’ampia cupola che la sormonta, ma curiosamente priva di faccaita e di abside perché
realizzata fra il 1677 ed il 1738 dalla congregazione di San Filippo Neri in uno spazio angusto. L’interno, a croce latina è di un barocco elegante e sobrio,
dotato di un accentuato senso di verticalità. Nel presbiterio, "Presentazione di Gesù" di Ranieri del Pace. Nel secondo altare a sinistra si trova la Madonna
con Bambino in Gloria tra i Santi Andrea, Giovanni Evangelista e Giuseppe di Giovan Battista Piazzetta (1739-1744).
Immediatamente fuori le mura, nella zona detta dei Cocciai, sorge la chiesa dello Spirito Santo, edificata inglobando un tabernacolo con un’immagine della Vergine che dal 1528 operò guarigioni miracolose. I lavori durarono a lungo, la prima cappella venne sostituita dall’attuale edificio la cui costruzione durò oltre un secolo: nel 1637, su progetto di Filippo Berrettini, vennero iniziati i lavori, terminati nel 1669. La pianta è a croce latina con cupola nell’incrocio dei bracci nascosta esternamente da un tiburio (1751). L’interno conserva una sostanziale unitarietà stilistica di radice rinascimentale. Nel 1751 vennero infine realizzate la facciata e la cupola. Nonostante la lunghezza della costruzione, l’interno mantiene un carattere di unità stilistica. Le due statue lignee della Carità e della Fede ai lati dell’altare maggiore, così come le decorazioni dello stesso sono di Francesco Fabbrucci. Dello stesso artista è la statua processionale del Cristo morto. Nell’altare di destra si trova una tela di Giuseppe Angeli, allievo del Piazzetta (1744) rappresentante la "Madonna che porge il Bambino a san Felice da Cantalice alla presenza di Santa Margherita da Cortona".

Più in basso, ad un paio di km dall’abitato di Cortona, si trova il santuario di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio. Essa deve il nome ad una
immagine della Vergine dipinta sulla parete di una vasca adibita alla concia delle pelli che utilizzava la calce per questa lavorazione, che nel 1484 iniziò ad
operare miracoli. L’immagine prodigiosa è oggi posta nell’altare maggiore. Tale fu la venerazione che si decise di affidare, dietro indicazione di Luca
Signorelli, l’incarico di costruire una grande chiesa a uno degli architetti più famosi dell’epoca, Francesco di Giorgio Martini. L’edificio venne
iniziato già nel 1485 e nel 1514 era sostanzialmente terminato. La chiesa è uno dei prodotti più riusciti dell’architettura rinascimentale della quale
rispecchia i principi di proporzione e prospettiva. L’esterno appare imponente e sobrio allo stesso tempo ed è sormontato dalla bella cupola ottagonale realizzata
da Pietro di Norbo. Il portale maggiore è del 1543.
L’interno è a navata unica con quattro poderosi pilastri che sorreggono il tamburo della cupola. Le cappelle sono ricavate nello spessore dei muri, come delle
nicchie. Il rosone della controfacciata è decorato da una splendida vetrata di Guillaume de Marcillat (1516) con la "Madonna della Misericordia". Le opere d’arte
sono ispirate all’iconografia mariana. Fra di esse si segnala uno dei pochi dipinti dello Jacone (1528-1530) rappresentante la "Madonna in trono col Bambino tra i
santi Giovanni evangelista, Tommaso di Canterbury, Rocco e Giovanni Battista". Nella cappella a destra dell’altare maggiore, dipinto di Alessandro Allori con "Madonna
col Bambino con i santi Elisabetta e Giovannino".

Sempre poco fuori le mura, ma dalla parte opposta rispetto al centro storico, appena fuori Porta Colonia, si trova, in una posizione isolata e suggestiva la Chiesa di Santa Maria Nuova. Secondo la tradizione, essa sarebbe stata edificata nel luogo dove l’immagine della Madonna dipinta in un tabernacolo sarebbe stata vista muoversi di notte accompagnata da quattro ceri.
La costruzione dell’interessante edificio a pianta centrale, a pianta quadrata e sovrastato dalla cupola, venne iniziata nel 1550 dal cortonese Battista di Cristofano Infregliati, detto il Cristofanello e successivame proseguita e modificata da Giorgio Vasari.
L’interno, molto armonioso è caratterizzato da quattro poderosi pilastri sui quali si imposta il tamburo della cupola. Tra le opere contenute, vanno segnalati il dipinto (1595) di Alessandro Allori rappresentante la "Natività della Vergine" e la tela (1614) di Baccio Ciarpi con "San Carlo Borromeo che comunica gli appestati".

Proseguendo per circa 3 km si giunge all’Eremo delle Celle, fondato, secondo la tradizione, nel 1211 dallo stesso San Francesco. Di sicuro il santo alloggiò qui nel 1226, ormai quasi morente e qui, probabilmente, dettò il suo Testamento che tanto dovette influenzare le vicende successive dell’ordine francescano. Nel 1304 vi risiedettero gli Spirituali, fedeli allo spirito più autentico del loro fondatore, che vi vennero cacciati nal 1363. Dal 1537 vi risiedono i frati cappuccini.
L’Eremo è situato in un ambito naturalistico di grande suggestione e si presenta come un insieme di semplici edifici in pietra, disposti su entrambi i versanti della valle e aggregati attorno alla parte centrale che è la più antica. Qui si trova la "Cella di San Francesco" dove il santo abitò, preceduta da un piccolo oratorio.
Nel refettorio è collocata una seicentesca "Pietà" in terracotta policroma, di Giovanni da Rovezzano. Nella chiesetta, un dipinto, anch’esso seicentesco, attribuito al fiorentino Simone PIgnoni ("Madonna che offre il Bambino a San Felice da Cantalice").
Un altro edificio sacro di notevole interesse è l’Abbazia di S. Maria a Farneta, di origine medievale (sec. VIII-IX), abitata dai benedettini e divenuta molto potente e ricca. Del complesso rimane solo la chiesa che, nonostante le manomissioni nei secoli, conserva avanzi di un precedente edificio pagano. La cripta (sec. X-XI) presenta una planimetria molto interessante, un corridoio su cui si aprono tre celle pluriabsidate (la centrale con quattro nicchie, le altre con tre) con volte a botte e a crociera sorrette da eleganti colonne e capitelli romani di spoglio.
Nel piccolo Museo annesso alla sacrestia sono esposti reperti altomedievali e medievali provenienti dall’antica abbazia e dal territorio, oltre che urne etrusche e reperti fossili.
Numerosi, nel territorio di Cortona, sono gli edifici sacri degni di nota.
La pieve di San Michele Arcangelo a Metelliano, nota anche come Sant’Angelo, risale all’XI secolo e presenta una pianta a tre navate separate
pilastri alternati a colonnine a sezione poligonale, concluse da tre absidi semicircolari. All’interno, vi sono numerosi frammenti di sculture, in gran parte
del IX secolo e rinvenuti durante i lavori di sistemazione dell’edificio. Interessanti sono il portale e la zona absidale realizzata utilizzando materiale
romano di spoglio. I due ingressi, ormai chiusi, sui fianchi, conservano lunette con decorazioni altomedievali.
In località Pergo, si trova il "Santuario della Madonna del Bagno, a navata unica, edificato su una fonte le cui acque, secondo una credenza popolare
molto diffusa anche altrove in Toscana, dovevano favorire l’allattamento. L’edificio, del sec. XVI conserva, al suo interno, tre altari seicenteschi.
Il suggestivo borgo di Pierle, oltre che la sua imponente Rocca trecentesca custodisce la Chiesa di San Biagio, fondata nel
sec. XI ma ricostruita agli inizi del ’500 e successivamente manomessa. A navata unica, con abside e campanile a vela, conserva affreschi di varie
epoche.
In località Mercatale, vi è la Chiesa di San Donnino, nota anche come Madonna della Croce. L’edificio, di origini cinquecentesche e a
croce latina con abside semicircolare, conserva un bel fonte battesimale del 1504 e un interessante altare in pietra serena con decorazioni fitomorfe.
Nella frazione montana di Poggioni, è situata la chiesa di San Marco Evangelista, edificata nel sec. XVI e restaurata nel 1886.
L’interno, completamente affrescato nel sec. XX, custodisce due grandi tele seicentesche ("Ultima Cena" e "Presentazione al Tempio").
A Teverina, nella moderna chiesa, si trovano due affreschi trecenteschi di scuola umbro-senese provenienti dal territorio. Un altro affresco
quattrocentesco, rappresentante la "Madonna del Latte" è dipinto su una parete della piccola cappella dell’antico ospedale di Sant’Onofrio.
Diverse le ville di pregio presenti nel territorio comunale.

Notevoli le testimonianze del passato etrusco che si trovano raccolte anche nelle raccolte museali (vedi più sotto)
Fra le necropoli si segnalano per importanza i cosiddetti "Meloni del Sodo" dal nome dell’omonima località. Il Melone II del Sodo è un tumulo del
periodo arcaico ed è costituito da due tombe all’interno: la Tomba 1 con copertura a pseudo-volta fu individuata negli anni 1928/29; la Tomba 2 è stata
individuata nel 1991 ed ha restituito un ricchissimo corredo di oreficeria. Nel 1990 è stata messa in luce, sul lato est affiancato al perimetro del tumulo,
una monumentale piattaforma-altare cui si accede tramite una gradinata i cui paramenti laterali sono decorati con rilievi e gruppi scultorei.
Il Melone I del Sodo è è una tomba con dromos scoperto e cinque camere di cui una centrale in fondo e le altre ai lati di un corridoio centrale. La
copertura degli ambienti è costituita da una pseudo-volta aggettante.
In località Ossaia–La Tufa è stato messo in luce un esempio notevole di Villa romana di età tardo repubblicana-imperiale per un area
complessiva di ca. 1000 mq in tre aree separate da un terrazzo intermedio. Questo complesso abitativo è stato interessato da diverse fasi abitative databili
tra il 50 a.C. e la metà del I sec. d.C. e il V sec. d.C.
Nel territorio comunale infine esistono tratti di strade romane, con tanto di lastricatura originaria, che si possono percorrere a piedi in contesti
di grande suggestione (Strada romana del Torreone, Strada romana di Teverina Bassa, Strada romana del Monte Maestrino).
Museo dell’Accademia Etrusca e della Città di Cortona
Palazzo Casali - Piazza Signorelli 9
tel. 0575 630415 - 637235
http://www.cortonamaec.org/index.php
Il museo è frutto dell’unione dello storico Museo dell’Accademia Etrusca e del nuovo Museo della Città Etrusca e Romana di Cortona.
Il primo conserva, secondo i criteri settecenteschi, le antiche collezioni dell’Accademia (tra le quali si segnala l’eccezionale lampadario etrusco, oltre
ad una ricca sezione egizia e alla interessante pinacoteca); il secondo ripercorre la storia degli insediamenti etruschi e romani del territorio cortonese,
esponendo i corredi delle più importanti tombe etrusche ed oggetti provenienti dai più recenti scavi, come la famosa Tabula cortonensis e i mosaici della
villa romana di Ossaia. Fra le altre, si possono ammirare opere pittoriche di Luca Signorelli, Pinturicchio e Bartolomeo della Gatta. Una sala è dedicata interamente a
Gino Severini, dove è custodita anche la "Maternità" del 1916.
Parco Archeologico
Per informazioni e prenotazioni:
Museo dell’Accademia Etrusca e della città di Cortona
Piazza Signorelli 9, Cortona (AR)
tel. 0575 630415-637235- 612565
Museo Diocesano del Capitolo
Piazza del Duomo 1 tel. 0575 62830 - 0575 637235
aioncultura@aioncultura.org
Il Museo raccoglie alcuni dei più preziosi tesori della storia dell’arte toscana, che vanno dal XIII al XIX secolo; tra le opere più
importanti figurano l’Annunciazione del Beato Angelico, la Madonna in gloria di Bartolomeo della Gatta, la Deposizione di Luca Signorelli,
l’Estasi di S. Margherita del Crespi. Ad esse si aggiungono i preziosi arredi sacri che arrivano dalle chiese della Diocesi e lo straordinario
Parato Passerini, eseguito su disegni originali di Raffaellino del Garbo e Andrea del Sarto.
Museo Paleontologico "Don Sante Felici" - Antiquarium
Loc. Farneta - Ex scuola elementare
Archidado. L’ultima settimana di maggio di ogni anni ha luogo a Cortona la giostra dell’Archidado, realizzata per la prima volta in onore di Messer Francesco Casali signore di Cortona in occasione del suo matrimonio con Madonna Atonia De Joanne Salimbeni di Siena, avvenuto il 7 gennaio 1397. Nell’occasione viene rievocato il corteo nuziale fra spettacoli di sbandieratori; il giorno seguente segue la giostra in costume, che prevede l’uso della balestra piccola per scagliare la freccia (veretta) su un bersaglio fisso, un grosso dado cerchiato, diviso in settori con diverso punteggio. Si sfidano tradizionalmente i quintieri di S. Maria, di colore rosso-blu, di S. Vincenzo, di colore giallo-blu, di Peccioverardi, di colore bianco-giallo, di S. Andrea, di colore verde-giallo, di Poggio S. Marco, di colore rosso-verde. I balestrieri vincitori ricevono in dono la “verretta d’oro”.
Cortona antiquaria. La mostra antiquaria di Cortona è la più vecchia d’Italia, seconda soltanto alla Biennale di Firenze. La sua longevità straordinaria la pone tra gli appuntamenti antiquari più prestigiosi d’Europa. E’ dall’ormai lontano 1963 che ininterrottamente Cortona, tra la fine del mese di agosto e l’inizio di settembre, vive immersa nell’antiquariato proponendosi sempre come punto di riferimento per tanti amanti del collezionismo d’arte. Ancora oggi a Cortona è vivace il mercato antiquario e numerosi sono nel centro storico i negozi specializzati in antiquariato, le gallerie d’arte, i negozi di restauratori, Notoriamente la mostra si arricchisce di originali iniziative collaterali, costituite da mostre di grande rilevanza o momenti di mondanità.<(p>
Estate cortonese. Momento culminante della stagione culturale è l’estate cortonese, che il Comune di Cortona organizza attraverso una nutrita rassegna di eventi musicali distribuiti tra il mese di luglio e agosto all’interno del centro storico. Piazza Signorelli diventa pertanto regina dell’estate con grandi spettacoli di lirica, concerti, musical, in particolare con il Tuscan Sun Festival.
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Ufficio Informazioni Turistiche Cortona - APT
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