
Vi sono paesi che assomigliano piuttosto a sfondi di un presepe, magari nelle sere d’inverno quando le luci dei lampioni rischiarano a fatica le superfici rese candide e morbide dalla neve. E ti trovi, senza quasi avvedertene, a camminare, a perderti per vicoli angusti e silenziosi che si infilzano fra le antiche case in pietre, oppure nei pertugi, negli stretti passaggi che ti si aprono all’improvviso dietro l’angolo e non sai dove possano condurre. Per poi trovarti a transitare su uno stretto ponte sospeso quasi prodigiosamente sulla profonda voragine scavata nella roccia dalle acque giovanili ed impetuose di un torrente. Mentre poco più su girano le pale in legno di un antico mulino.
Luoghi come questi, non popolano soltanto i sogni, ma esistono davvero e visitarli è come scoprire un tesoro che non ti aspettavi di trovare. Purché si abbia l’accortezza di uscire dai soliti percorsi organizzati. Come è il caso di Loro Ciuffenna, un paesino minuscolo ma di grande suggestione, un pugno di case tenacemente abbarbicate sulle verdi pendici del Pratomagno fra Firenze ed Arezzo. Un nome singolare, che deriva dal corso d’acqua che ha scavato profondamente la roccia, dividendo in due il paese, ma che ha un vago sapore etrusco. Posto molto probabilmente già in epoca etrusca e romana lungo l’antica via Cassia, le prime notizie documentate del borgo risalgono al medioevo. Nel sec. XII fu dominio dei conti Guidi, campioni del ghibellinismo, salvo poi diventare definitivamente possesso di Firenze fra il ’200 d il ’300.

Ancora oggi, Loro Ciuffenna conserva integra la sua impronta medievale. Così come l’antico mulino, risalente addirittura al 1100 circa, posto su uno sperone del torrente e ancora perfettamente funzionante. Il paese un tempo era un borgo fortificato cui si accedeva tramite due porte. Una di esse è ancora ben visibile, integrata nel tessuto urbano e adattata a torre dell’orologio. Il piccolo centro storico ha conservata inalterata la sua struttura fatta di case medievali in pietra, spesso decorate di stemmi gentilizi, che scendono abbracciate una all’altra fino a rimanere quasi sospese sul baratro scavato dal Ciuffenna, scavalcato dall’esile e ardito ponte medievale a campata unica.
L’antico nucleo originario del castello dei conti Guidi, è oggi occupato dalla chiesa di Santa Maria Assunta, edificio di impianto trecentesco che si è sviluppato inglobando parte delle mura una delle torri di cinta, di cui resta ben visibile l’antico ingresso. La chiesa conserva notevoli affreschi tre-quattrocenteschi di scuola fiorentina, purtroppo mutili, e dipinti cinquecenteschi. Poco più su vi è il santuario della Madonna dell’Umiltà, edificato agli inizi del ’600 per ospitare la miracolosa immagine della Vergine un tempo collocata in un tabernacolo detto dell’Umiltà delle fornaci. Il santuario, di un barocco elegante e non eccessivo, custodisce opere degne di nota, come il quattrocentesco affresco con la Madonna col Bambino e i santi Pietro e Giovanni Battista, la seicentesca Natività della Vergine attribuita a Matteo Rosselli, il San Carlo Borromeo in adorazione del Crocifisso, parimenti seicentesco, attribuito ad Agostino Ciampelli e la scenografica Assunzione dipinta sulla volta. Uscendo dal santuario potremmo dirigerci più in alto sulla collina, fino a raggiungere la stupenda pieve di Gropina, una dei più importanti edifici romanici della Toscana, con il suo incredibile corollario di sculture e simboli che paiono partoriti da un bestiario medievale. Ma Gropina, un sito dedicato al culto degli dei, probabilmente, molto prima che vi risuonasse il nome di Cristo, merita un discorso a parte.

Scendiamo invece, verso il borgo ed il suo torrente, per visitare il museo ospitato nel palazzo comunale e che custodisce le opere di un importante artista contemporaneo che proprio qui a Loro Ciuffenna è nato, Venturino Venturi. Una tradizione di arte e di manualità, quindi, che perdura da millenni per giungere fino ai nostri giorni. E che potremmo approfondire visitando i minuscoli borghi o le chiese dei dintorni, in quel territorio attorno a Loro che va dal fondovalle alle pendici dell’alta montagna. Ma forse la cosa migliore da fare è aspettare che cali il buio, magari appoggiati sul muretto del ponte medievale, purchè non si soffra di vertigini o su quello più recente, solo pochi metri più su.
Potremo allora scoprire un aspetto ancora più suggestivo di questo luogo, quando i fari illuminano le mille cascate e i rivoli d’acqua che si infrangono sulle rocce del torrente in basso, oppure che escono addirittura da sotto le case per muovere le pale in legno del vecchio mulino. Mentre altre luci fanno risaltare le ruvide superfici in pietra delle antiche costruzioni, che contrastano con la penombra delle strette viuzze del borgo. Basta lasciarsi andare, mentre il rumore del giorno si attenua fino a quasi scomparire e le presenze umane paiono dileguarsi. Allora possiamo davvero godere di uno spettacolo che pare essere stato messo lì in scena solo per noi. Un premio riservato a pochi.
Ci troviamo nel comune di:
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