
Siamo nella Val d’Orcia, una terra dai paesaggi aspri e dolcissimi noti in tutto il mondo, sotto la possente sagoma della Rocca di Tentennano, a Castiglione d’Orcia che tutto pare voler dominare. Un borgo minuscolo, rimasto incredibilmente integro fin dal ’300, Bagno Vignoni. Ma la sua particolarità sta in ben altro. Le facciate dei pochi edifici (una decina in tutto), si affacciano infatti su una piazza unica nel suo genere, essendo in realtà costituita da un’ampia vasca (49 metri per 29), circondata da un muro, anch’esso trecentesco, e alimentata dalle acque termali che vi sgorgano alla temperatura di 52° C. Una piazza con un colpo d’occhio davvero particolare, quindi, ma che diventa addirittura irreale, soprattutto nelle serate invernali, quando le luci dei lumi si infrangono e si confondono nella fitta nebbiolina che promana dall’acqua calda della vasca e ristagna fra le case creando atmosfere soffuse e sospese, quasi si trattasse di un sogno. Oggi, ormai, la piazza non risuona più delle risa e dei gridolini dei giovani rampolli delle nobili famiglie senesi che nel Rinascimento venivano volentieri ospitati in queste case per la stagione estiva.
Suggestioni che dovevano colpire anche i tanti e celebri ospiti che nei secoli passati giungevano a Bagno Vignoni per immergersi nelle calde e curative acque della grande piazza. Fra di essi, vi era Lorenzo il Magnifico, che vi venne verso il 1490 nel disperato tentativo di alleviare le sofferenze derivate da quel fastidioso malanno che colpiva un po’ tutti i membri della famiglia dei Medici: la gotta. Ma un secolo prima, o poco più, vi aveva soggiornato più volte addirittura una santa: Caterina da Siena. Non per sua volontà, bisogna ammetterlo, ma per obbedire alla sua famiglia che, contraria alla sua volontà di farsi monaca, sperava che l’atmosfera rilassata che allora regnava qui durante la "stagione delle terme", fra dame e cavalieri gaudenti, riuscisse a farla desistere dai suoi desideri. Ma non avevano fatto i conti con il carattere tenace della futura santa che riuscì a trasformare quello che era un soggiorno di piacere in un’occasione di penitenza e di preghiera. Ed infatti, Caterina, pare si divertisse a fare il bagno proprio nel punto dove l’acqua sgorgava caldissima, con il risultato di causarsi sofferenze fisiche non indifferenti. La leggenda vuole che ancora oggi, in certe condizioni particolarmente favorevoli, nell’acqua della vasca sia possibile percepire una scia luminosa che indica il percorso seguito da Caterina per raggiungere la sorgente.

Nel ’700 iniziò lo sfruttamento sistematico delle acque, quando i Chigi, che avevano ottenuto il diritto all’utilizzo delle acque ritenute addirittura miracolose per certe tipologie di malanni, costruirono il primo stabilimento termale al di fuori del perimetro della piazza.
Oggi, la grande piazza non accoglie più, nelle sue calde acque, i bagnanti stagionali. Il silenzio ha preso il posto dei risolini divertiti dei giovani rampolli delle nobili famiglie senesi. Ma l’incresparsi dell’acqua, la nebbia densa che esce copiosa dalla grande vasca durante la notte e tutto pare voler abbracciare ed ingoiare, raccontano storie e leggende mai sopite, storie di santi, di assedi, di amori nati o finiti nella scenografia di questa piazza unica al mondo.
Una storia che ancora si legge chiaramente nelle facciate dei pochi palazzi di questa piazza, superfici discrete, senza esagerazioni, ma che portano il nome di casati celebri, come quello dei Piccolomini, la cui abitazione vide l’intervento di uno dei maggiori architetti del primo Rinascimento, il Rossellino. Poche case e la semplicissima facciata di una chiesa romanica. Una stretta via lastricata che percorre su tre lati la grande vasca. E, sul quarto, si apre il bel loggiato quattrocentesco con una targa in marmo che celebra le qualità delle acque. Le acque di un sogno.
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